Maria Francesca Calvano

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Repubblica.it - Cure fantasma, cadaveri spariti. «È morto? E tu scrivi che è vivo»

Di Maria Francesca Calvano • 29 Gennaio 2008 • Categoria: web

I MORTI li facevano diventare vivi e i vivi li facevano diventare morti. Urlavano di dolore nelle corsie. E li lasciavano urlare ogni notte. Senza cure. Senza medici. “A questa intanto la facciamo fuori noi”, diceva un’infermiera davanti al corpo ormai sfatto di una vecchietta in agonia. Era una clinica degli orrori quella dell’onorevole più mafioso della Calabria, una morgue chiamata Villa Anya.

Era là alla vista di tutti, sulla statale 106 che da Reggio sale verso la Locride. Era là a ingoiare malati e finanziamenti pubblici nella Repubblica autonoma di Melito Porto Salvo, un paese di un’altra Italia che è il regno di Domenico Crea, dottore in medicina specializzato in Igiene, consigliere regionale, 9 mila voti al servizio di chi ha sempre offerto di più a sinistra o a destra, il volto quasi pulito di tre cosche - gli Zavettieri di Roghudi, i Morabito di Africo, i Cordì di Locri - della costa ionica calabrese. La Sanità era lui a Melito Porto Salvo. La Sanità era lui all’Asl 11 di Reggio. La Sanità era lui all’assessorato a Catanzaro. Lui, suo figlio Antonio e gli amici di quelle tre “famiglie”. C’era puzza di ‘ndrangheta e puzza di cadaveri a Villa Anya.

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