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Calabria - Rete ospedaliera, «rivisitazione necessaria»

Di Maria Francesca Calvano • 29 Febbraio, 2008 • Categoria: calabria

Per l’Organizzazione mondiale della sanità, il sistema italiano è secondo solo a quello francese; ma allora perché tanta poca fiducia nella sanità? Ci confrontiamo con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Paola.

«Il nostro servizio sanitario ha molti problemi – afferma – come la discontinuità territoriale, l’obbligo di pagamento di alcune prestazioni specialistiche e le liste d’attesa. Tuttavia – aggiunge – è incomprensibile che gli italiani non ne apprezzino a pieno le qualità ed i vantaggi».

leandro mallamaci

Pensa che il Piano sanitario dell’onorevole Lo Moro per la Calabria possa essere di beneficio?

«Il Piano sanitario è un’autentica riforma e messa a regime del sistema calabrese. Una riforma strutturale che consentirà di eliminare gli sprechi e, soprattutto, di dare ai calabresi una sanità di qualità, equamente distribuita sul territorio. È auspicabile che sia presto applicato e che entri in vigore con il pieno rispetto dei suoi dettami. E soprattutto bisognerà essere vigili affinchè il programma di accreditamento delle strutture private non segua logiche perverse che possano favorire infiltrazioni della criminalità organizzata».

La rivisitazione della rete ospedaliera la considera utile?

«La ritengo necessaria in sé, è funzionale all’obiettivo del rafforzamento dei servizi territoriali perché è destinata a liberare risorse economiche e strutture già esistenti non più necessarie alle funzioni ospedaliere».

Qual è secondo lei il punto più critico dell’organizzazione sanitaria calabrese?

«Uno dei punti critici della sanità calabrese è l’assoluta insufficienza dei servizi territoriali, per carenze di strutture e di risorse considerato che spesso quelle destinate formalmente al territorio vengono di fatto assorbite dalla spedalità e dalla spesa farmaceutica».

Dottore, secondo lei la mafia è bianca… “come i camici”?

«Non è una novità l’infiltrazione delle ‘ndrine nella sanità calabrese e la connivenza della nomenclatura politica e della dirigenza sanitaria con il potere mafioso. Sembra impossibile che poche persone possano barattare la salute di milioni di calabresi in cambio di favori. Nella nostra regione non esiste uno stato di diritto consolidato. Sono gli esponenti del malaffare e della malapolitica a rendere vani i sogni di sviluppo della nostra terra. I finanziamenti arrivano in Calabria ma qualcuno li divora, li spreca e li dirotta. “Dalla Calabria al centro dell’inferno” di Pino Arlacchi ne disegna il quadro allucinante e purtroppo realistico. La corruzione mafiosa è la morte della democrazia e della possibilità di sviluppo… e il suo colore è il nero».

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