San Lucido - Zone dissestate, scontro Borsani-Covelli
Di Maria Francesca Calvano • 2 Aprile 2008 • Categoria: san lucidoQuando l’ex sindaco Carlo Borsani ha letto quanto dichiarato da Pietro Covelli qualche giorno fa sul proprio personale impegno nel far sì che il comune di San Lucido ottenesse i finanziamenti europei per il risanamento delle zone in dissesto, ha reagito con una replica seccata, sostenendo ieri su queste pagine che l’amministrazione comunale, da lui diretta fino ad un anno fa, aveva essa soltanto profuso le proprie energie per la risoluzione del problema, elaborando progetti e chiedendo finanziamenti. Borsani ha aggiunto inoltre che quella di Covelli è solo una «strumentalizzazione elettorale».

Covelli però non ci sta e in una nota stampa ribadisce oggi di essere stato «l’unico ad impegnarsi in modo concreto per sollevare il problema» e cita il convegno del marzo 2006, al quale partecipò anche Borsani, e i contatti presi con la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza e la Protezione civile.
Tra i propri meriti, secondo lo stesso Covelli, quello di aver segnalato il problema all’assessore regionale Michelangelo Tripodi; segnalazione in seguito alla quale Tripodi ha scritto ai vari uffici catanzaresi e allo stesso sindaco Borsani «che fino a quel momento nulla aveva fatto», una prima volta nel giugno 2007 e una seconda nel gennaio 2008, per chiedere lo stanziamento di fondi.
«In seguito a tali atti il Comune di San Lucido è stato inserito fra quelli beneficiari dei fondi comunitari per il risanamento ambientale», sostiene Covelli, che aggiunge: «Vorrei chiedere sia al signor Borsani che al signor Pizzuti come mai io, da semplice cittadino, sono riuscito a fare quello che era loro dovere di ufficio e perché non hanno affrontato il problema. Perché non hanno convocato una conferenza dei servizi come più volte richiesto dal funzionario della Regione Calabria Lione?».

Secondo Covelli, essi avrebbero «tentato di spostare alcuni fondi dalla località Pollella verso Granoriso, esponendosi al rischio di distrazione di fondi». Egli sostiene infatti che «un funzionario della Regione Calabria», in sua presenza, li abbia «chiaramente avvisati dell’errore». E conclude: «Se mi sono dovuto sostituire a loro è stato per il fatto che non si sono mai interessati al problema se non per forza di cose e comunque dopo il mio reale interessamento».
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