San Lucido - Una via per Mihaela, la proposta del Pdci
Di Maria Francesca Calvano • 8 Agosto 2008 • Categoria: san lucidoIntitolare una via di San Lucido a Mihaela Petronela Mahu, perché il suo nome non venga dimenticato. Questa la proposta della sezione sanlucidana del Partito dei comunisti italiani, di cui è segretario Pietro Covelli, formulata a due mesi di distanza dai fatti del 13 giugno, quando mani ancora ignote diedero fuoco alla porta di casa della giovane, procurandole ferite tali da causarne la morte, il primo luglio, presso il Centro grandi ustionati di Brindisi.
«La proposta che voglio avanzare è quella di dedicare a questa povera ragazza rumena, vittima di un fatto gravissimo come mai era accaduto a San Lucido, una strada del paese, magari quella dove si trova la casa in cui abitava», suggerisce Covelli. Si tratta di una via del centro storico, a due passi dalla centralissima Piazza Fiume. «La nuova toponomastica non è stata ancora attuata, perciò si è ancora in tempo per cambiare nome alla via e intitolarla a lei», propone il segretario comunista. «Servirebbe anche ad aprire nell’opinione pubblica una riflessione sulla vita degli stranieri nel nostro paese, sulle condizioni in cui essi sono costretti a lavorare. Molti di loro vengono impiegati senza garanzie né tutele. Insomma sono lavoratori senza diritti che infine, quando non servono più, vengono scaricati come fossero animali».
Alla memoria di Mihaela Petronela l’amministrazione comunale di Antonio Staffa aveva voluto dedicare un manifesto, affisso ai muri del paese il 13 luglio, che così recitava: «Attonita nel silenzio della notte il 13 giugno 2008 la nostra San Lucido vedeva sfiorire un fiore i cui petali strappati dalla malvagità umana cadevano lentamente a terra in una tremenda agonia. Ad un mese dal compimento di un atto così ignobile e barbaro, l’Amministrazione Comunale di San Lucido non vuole dimenticare questo fiore il cui nome è Mihaela Mahu. Condannando aspramente ogni manifestazione di violenza, l’Amministrazione Comunale auspica che il nome di questa ragazza, che nella bella Italia tante speranze aveva riposto, non cada presto nell’abisso della dimenticanza, ma piuttosto divenga per tutti noi sanlucidani - e per le generazioni future - un monito: affinché mai più qualcuno nella nostra terra si chini alle logiche perverse del male, affinché mai più qualcuno nella nostra terra possa dimenticare le parole che i nostri padri posero a baluardo della nostra Rocca Nicetina: “Chiunque tu sia non temere dentro questa Rocca… vi sia qui una retta volontà e verso l’amico e verso la legge”».
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LA NOTIZIA - 15 giugno 2008
L’incendio appiccato nella notte tra il 13 e il 14 giugno al portone di un’abitazione a San Lucido è la causa delle gravi ustioni riportate da Mihaela Petronela, 28 anni, che si trova ora ricoverata in prognosi riservata presso il Centro grandi ustionati di Brindisi. La donna, inserviente in un ristorante, abita in un monolocale del centro storico con il marito, Daniel Muhu, 33 anni, manovale presso una ditta edile del luogo. Rumeni entrambi, risiedono e lavorano a San Lucido da due anni.
Le gravi ustioni riportate dalla donna sono dovute al suo tentativo di uscire dall’appartamento una volta accortasi che andava a fuoco il portone in legno.
Proprio passando attraverso l’uscio, dopo che il marito aveva già lasciato il monolocale riportando lievi ustioni, Mihaela è stata avvolta dalle fiamme che hanno intaccata la coperta con la quale aveva pensato di proteggersi dal fuoco. Invece il tessuto si è incendiato, e in un attimo il fuoco l’ha avvolta completamente.
Le sue urla hanno richiamato l’attenzione di alcuni giovani del posto che, con un estintore e dell’acqua, sono riusciti a spegnere le fiamme e a salvarla da più gravi ustioni. Nello stesso tempo sono state allertate le forze dell’ordine e i pompieri e sono partite le chiamate al 118. Sul posto sono giunti i carabinieri di San Lucido e di Paola, oltre ai vigili del fuoco. L’ambulanza ha trasportato la donna presso il vicino ospedale San Francesco di Paola, per poi essere trasferita in elisoccorso, a causa delle gravi ferite riportate, al Centro grandi ustionati di Brindisi, dove si trova in prognosi riservata.
Gli inquirenti, in base a tale ricostruzione dei fatti, addebitano ai responsabili il reato di danneggiamento a mezzo incendio ed, escludendo moventi razzisti, legano piuttosto l’accaduto a motivi passionali. I carabinieri della Compagnia di Paola hanno sentito alcune persone che conoscono Mihaela e intendono verificare se avesse un legame sentimentale con un uomo sposato. Le indagini sono affidate ai carabinieri di San Lucido, ai comandi di Antonio Cangeri, e coordinate da Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola. Il sindaco della cittadina, Antonio Staffa, augurando alla donna una pronta guarigione, ha fermamente condannato l’accaduto.
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L’APPROFONDIMENTO
Sono le due di notte circa. Sull’uscio di una casa del centro storico di San Lucido, qualcuno sparge benzina sul portone in legno dell’abitazione, poi gli dà fuoco. È l’ingresso del monolocale dei coniugi Daniel e Mihaela Mahu, che a quest’ora dormono. Lasciato il loro paese d’origine, la Romania, due anni fa sono arrivati a San Lucido, dove risiedono e lavorano regolarmente. Daniel ha 33 anni e fa il manovale; Mihaela ne ha 28 ed è inserviente in un ristorante. È lei, che da poco è rientrata a casa, a svegliarsi per l’acre odore di fumo. Si accorge che la porta brucia rapidamente. Il marito lascia il monolocale per primo. La donna, per proteggersi dalle fiamme, si mette addosso una coperta. Ma, uscendo, il fuoco intacca subito il tessuto e, in un attimo, l’avvolge. Mihaela chiama aiuto, ma in piena notte è difficile che qualcuno possa sentire, nonostante qui, nel centro storico, le case siano addossate l’una all’altra. Terrorizzata, grida con tutta la forza che ha in corpo per richiamare l’attenzione.
Alessia fa la fioraia e stanotte deve lavorare: bisogna infatti che ogni cosa sia pronta in tempo per il matrimonio dell’indomani mattina. Ma sono quasi le due e sua madre, ch’è con lei, propone di andare a dormire: dopotutto non rimane molto da fare. Alessia però insiste per restare in negozio altri cinque minuti. All’improvviso delle grida, ma non fa molto caso: saranno i soliti rumori dalla piazza vicina. Però quelle che sente sembrano essere urla di donna e di dolore. Si accosta ad una piccola finestra sul retro del negozio che dà sui vicoli del centro storico: è come se qualcosa stesse bruciando. Quindi corre a vedere cosa succede e trova alcuni ragazzi, allertati come lei dalle urla. Sono quelle di Mihaela avvolta dalle fiamme. Alessia torna in negozio e prende l’estintore. È uno di quei ragazzi ad usarlo per spegnere il fuoco che strazia la ragazza, salvandole la vita.
Mentre partono le telefonate di allarme, si riempiono secchi d’acqua per domare l’incendio. Mihaela sta male. Qualcuno l’avrebbe sentita domandare perché, perché proprio lei, che non ha fatto niente a nessuno. I carabinieri, i pompieri e l’ambulanza arrivano sul posto. Mihaela, trasportata in ambulanza all’ospedale San Francesco di Paola, viene trasferita immediatamente in elisoccorso al Centro grandi ustionati di Brindisi per le gravi bruciature riportate su gran parte del corpo. Il marito invece rimane lievemente ustionato.
Gli inquirenti, in base a questa ricostruzione dei fatti, addebitano ai responsabili il reato di danneggiamento a mezzo incendio ed, escludendo moventi razzisti, legano piuttosto l’accaduto a motivi passionali. Secondo le agenzie battute nella giornata di ieri, i carabinieri della Compagnia di Paola hanno sentito alcune persone che conoscono la donna e intendono verificare se la giovane avesse un legame sentimentale con un uomo sposato.
Le indagini sono affidate ai carabinieri di San Lucido, ai comandi di Antonio Cangeri, e coordinate da Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola.
La cittadina è sotto shock e mostra tra l’altro una certa «indignazione» perché la zona dell’accaduto, con le coperte, il sangue e i capelli della donna, non è stata posta sotto sequestro.
Da parte sua, l’amministrazione comunale, augurando alla donna «una pronta guarigione», fermamente «condanna l’accaduto e attende i risultati delle indagini - ha dichiarato il sindaco Antonio Staffa - per poi decidere come intervenire».
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LE INDAGINI - 16 giugno 2008
Gli inquirenti contano di rintracciare nella vita privata di Mihaela Mahu, la donna di 28 anni rimasta gravemente ustionata a causa dell’incendio appiccato alla porta della sua abitazione nella notte tra il 13 e il 14 giugno scorsi a San Lucido, una traccia che possa condurre fino al movente che ha spinto persone ancora ignote a compiere il gesto. I carabinieri della stazione locale, ai comandi di Antonio Cangeri, coordinati dal pm Francesco Greco della Procura della Repubblica di Paola, nella settimana in corso potrebbero dunque cercare una prima pista d’indagine nell’analisi dei tabulati relativi all’utenza cellulare della donna. Attraverso la mappatura dei suoi contatti telefonici gli inquirenti potrebbero ricostruire le relazioni personali della ragazza e cercare di capire chi possa serbare astio nei suoi confronti o verso il marito, Daniel Mahu, di 33 anni.
I due, entrambi di origine rumena, coniugati, vivono insieme in un monolocale del centro storico di San Lucido, dove lavorano. Lei è inserviente presso un ristorante locale, lui fa il manovale per una ditta edile. Gli esecutori del fatto hanno dato alle fiamme nottetempo proprio il portone di legno del loro appartamento, una volta cosparso di benzina. I coniugi, che a quell’ora dormivano, accortisi del fumo si sono precipitati fuori casa. L’uomo ha riportato lievi ustioni, mentre la donna, nell’attraversare l’uscio, è stata avvolta dalle fiamme, le quali hanno intaccata la coperta che la ragazza si era messa addosso per cercare protezione dal fuoco. Il tessuto della coperta si è incendiato, causandole gravi ustioni.
Per una serie di circostanze fortunose, Mihaela Mahu, urlando, è riuscita a richiamare l’attenzione di alcuni giovani del paese, che si trovavano nelle vicinanze. Sono loro che, coraggiosamente, hanno provveduto con un estintore a spegnere il fuoco che avvolgeva la donna e le fiamme che intanto divoravano il portone della sua casa con secchi d’acqua. Mihaela tuttavia era già ferite gravemente all’arrivo dell’ambulanza, tanto da richiederne l’immediato trasferimento in elisoccorso dall’ospedale San Francesco di Paola, dov’è stata trasportata in un primo momento, al Centro grandi ustionati di Brindisi, presso il quale si trova ricoverata in condizioni gravi ma stazionarie.
Nella cittadina sanlucidana, oltre ad un sentimento di indignazione per l’accaduto, c’è forte la speranza che la ragazza possa presto riprendersi. Il sindaco Antonio Staffa ha formulato gli auguri di pronta guarigione da parte dell’amministrazione comunale e attende l’esito delle indagini degli inquirenti. Indagini che da subito, come dicevamo, hanno imboccato la pista passionale, concentrandosi sulla vita privata della donna. Infatti i carabinieri della Compagnia di Paola, subito dopo il fatto, hanno sentito alcune persone che conoscono la donna e intendono verificare se questa avesse un legame sentimentale con un uomo sposato.
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Perchè intitolarle solo una via? Io avrei un’idea migliore: intitoliamole una “Piazza”, anzi “la Piazza”. Togliamo quell’orribile statua del monumento ai Caduti, togliamo le lapidi che ricordano tutti quei fessi che si sono fatti ammazzare per difendere l’Italia, che non sono stati nemmeno capaci di salvarsi, come hanno fatto tanti altri, più in gamba di Loro, facciamo fare da Gerardo Sacco una statua in oro della bella, casta, povera rumena e mettiamola al posto di quella esistente: la vecchia “Piazza Monumento” potrebbe diventare, quindi, “Piazza Mahu”.
Mi auguro che l’idea venga condivisa e realizzata al più presto.