San Lucido - Il senso amendolo-nunziatiano per i giovani
Di Maria Francesca Calvano • 28 Settembre 2008 • Categoria: esclusivi
Quando ho aperto la mia casella di posta elettronica ed ho trovato la mail con cui Federico Cimini esprimeva la volontà di intervenire nel dibattito cittadino, sono rimasta davvero sbalordita. Per la prima volta un giovane aveva deciso di prendere la parola proprio in quanto tale, e di esternare pubblicamente il suo punto di vista. Oltre le appartenenze, oltre gli interessi di parte. Oltre ogni cosa. In questo nuovo desiderio di partecipazione, ho visto la gioventù di San Lucido che reagisce, che si muove. Ma soprattutto che si sente chiamata a farlo, che vuole partecipare in prima persona alla costruzione del destino del proprio paese. E non ho fatto altro che cogliere l’occasione di permettere ad una persona di dire la propria semplicemente perché ha un’idea, e non perché rappresenta qualcosa o qualcuno.
Prima ancora di prendere in considerazione ciò che Federico voleva dire, ho pesato l’assoluta novità della sua iniziativa. Una novità che, prima di tutto, riguarda il sistema dell’informazione che, per la prima volta a mia memoria, ha aperto le porte ad uno che, dal punto di vista mediatico, è un perfetto sconosciuto. Uno che non è un segretario di partito, un assessore, un candidato. Uno che si presenta soltanto col suo nome e cognome, con la sua passione, con la sua idea. Che, semplicemente, vuole dire la sua, e al quale ho voluto dare la possibilità di farlo.
Per questi stessi motivi, l’intervento di Cimini rappresenta una novità anche nel panorama politico cittadino. Una parte di esso però (e fortunatamente solo una parte) non l’ha accolta come avrebbe dovuto. Tutt’altro: la risposta stizzita delle cosiddette «componenti del Partito democratico che si richiamano a Mario Amendola e Franco Nunziata» rivela l’esistenza di frange della politica locale per niente abituate, anzi persino refrattarie a conferire un qualche valore all’opinione di un sanlucidano qualsiasi che abbia qualcosa da dire.
Così, dinanzi alle dichiarazioni di «tale Federico Cimini», di «un giovane chitarrista che non si è mai visto in una sede di partito», la reazione di Nunziata e Amendola e delle loro componenti è stata quella di rimanere «palesemente perplessi circa l’autenticità del pensiero espresso». Insomma, se sei un signor nessuno digiuno di politica, puoi essere soltanto un prestanome. Come se un giovane, un ventenne, non fosse capace di agire di sua volontà, non fosse legittimato ad esprimere la propria idea, indipendentemente da tutto e tutti. Come se un giovane debba essere, in virtù di chissà quale forza maggiore, necessariamente pedina, o marionetta come Amendola e Nunziata amano dire, di qualcun altro.
Da qui parte tutta una digressione che tenta di trovare un perché, un motivo occulto, una ragione inconfessabile e inconfessata dietro l’intervento del signor nessuno. «Non abbiamo nulla contro i giovani, anzi ribadiamo di credere nel rinnovamento; a tal proposito avevamo proposto un accordo generazionale. Ma non possiamo tollerare che i giovani siano strumentalizzati da parte di furbastri d’età più matura; riteniamo maldestri quelli che armano la mano dei giovani e spingono all’odio ed al “divide et impera”, mentre noi auspichiamo la pace sociale, la ricostruzione dei partiti e del paese dopo anni di inadeguatezza amministrativa», scrivono Amendola e Nunziata e le loro componenti. Chi sono, per loro, i giovani? Marionette di soggetti innominati? È proprio quest’atteggiamento a smentire il rispetto sventolato nei loro confronti.
E allora: a cosa serve dichiarare: «i giovani come Federico Cimini ben vengano nel Pd ed in politica» se subito dopo si aggiunge: «ma con umiltà e senza arroganza e, soprattutto, con la capacità di non farsi abbindolare dalle sirene, dai furbi e dai pupari»? A cosa serve augurarsi che «siano proprio i giovani a portarci una musica nuova, quella della tolleranza, della comprensione reciproca e del rispetto democratico del giudizio altrui» se questi stessi valori non appartengono al resto delle dichiarazioni? Non è questo un atteggiamento che, di per sé, offende i giovani sanlucidani e i loro talenti? Si è veramente coscienti del valore dei giovani se, alla prima occasione, la loro opinione viene svilita, annullata, delegittimata?
È davvero così difficile, per alcuni, accettare che un’opinione sia svincolata da interessi e fazioni e si presenti nuda al pubblico? Dietro ad ogni iniziativa è proprio necessario intravedere “verità” nascoste, la “mano armata” di un altro? A quanto pare sì. Ma questo rifiuto ad accogliere il giovane come tale, a valorizzare appieno la sua idea, che impedisce a certuni di cogliere la bella novità della partecipazione giovanile alla vita cittadina e di farne tesoro, è uno di quegli scogli che, con la rivoluzione culturale auspicata, San Lucido dovrà lasciarsi alle spalle. Prima o poi.
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