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Il tuo onomastico per sempre

Sunday, March 22nd, 2009

Arrivano che non l’aspetti. Uno dei due si chiama come te, Giuseppe, ed oggi è anche il suo onomastico. Sei andato a festeggiare di prima mattina al bar. Forse anche lui, il ragazzo davanti a te, torna ora dal bar, dove ha ordinato cornetti e cappuccini per tutti ed ha pensato che, visto ch’è il suo onomastico, un regalo se lo merita. Che il piano deve riuscire, che in fondo è un suo diritto che oggi vada tutto come previsto. Non lo sa che è pure il tuo, di onomastico? E che magari non ti aspetti chissà cosa da questo giorno, ma di viverlo fino alla fine sì?

Ma i camorristi non guardano il calendario, e il 19 marzo non è San Giuseppe se non per votarsi al Santo e pregare che vada tutto liscio: oggi è il giorno in cui tu devi morire ammazzato, e così sia. E se poi è la tua festa, meglio: farà più impressione. Tutte le forze si mobiliteranno contro questa barbarie, e la guerra ai nemici sarà vinta.

Ma tu non lo sai, non puoi saperlo di essere, tuo malgrado, parte di questo progetto. Non lo sai che hanno deciso di ammazzarti perché ammazzare te significa colpire il nemico, conquistare il potere, comandare. Ah, tu quelli che vogliono comandare li conosci bene e sul loro conto hai deciso di non tacere, per amore del tuo popolo. Don Peppe Diana - fonte: WebL’hai scritto tre anni fa e il giorno di Natale, coi tuoi colleghi preti, hai affisso il tuo documento ovunque, in tutte le chiese della zona. Volevi far sapere a tutti che rispetto a quelli, ai camorristi, che incutono paura, che impongono le loro leggi con la violenza, saresti stato «segno di contraddizione». Che non hai nessuna intenzione di venir meno all’«impegno profetico» di denuncia. E quante volte, prima e dopo esser diventato sacerdote, l’hai ripetuto? Quante volte hai detto ai tuoi scout che anche loro sono chiamati ad essere «segni di contraddizione»? Tutte le parole fatte e poi ricalcate nei giorni, lungo i mesi e gli anni, ti hanno portato qui, adesso. Davanti a questi due.

Quello che porta il tuo stesso nome ha una pistola in mano e finché non te l’ha puntata contro non era nemmeno sicuro che fossi tu. Ma ora lo sa che i colpi in canna sono per te, ora che alla sua domanda hai risposto sì, ora che sa che don Peppino sei tu. Muoverà un dito e tu sarai morto. Farà male e poi il dolore svanirà, e non sarai più in questo corpo fasciato dai paramenti, non saranno più tue le mani che stringono il calice sacro. Giacerai qui e poi si spargerà la voce e non sarà tuo neppure il nome. Passerà di bocca in bocca, di quartiere in quartiere, di paese in paese. Don Peppino Diana è stato ammazzato. Nel giorno del suo onomastico. Non lo sai che tutti, negli anni avvenire, ricorderanno questa data. E che il 19 marzo sarà il tuo onomastico per sempre.