Gomorra c’e’. E stasera torna in tv.
Loro aspettano, e il mio destino ovviamente sarà questo, semplicemente che la mia parabola scenda e che in qualche modo l’attenzione intorno a me, intorno ai miei libri, intorno alla mia vicenda scemi. Tutto qui.
Roberto Saviano
Roberto Saviano stasera torna in tv. Come annunciato nella puntata di sabato scorso da Fabio Fazio, il famoso giornalista e scrittore napoletano autore di Gomorra sarà ospite di “Che tempo che fa”. L’ultima apparizione pubblica di Saviano, che da quando il suo libro è diventato un caso editoriale (e non solo) vive sotto scorta, risale alla scorsa domenica, quando a sorpresa è salito sul palco della manifestazione organizzata dall’associazione Libera contro tutte le mafie. In quell’occasione, Saviano ha letto i nomi di alcune tra le centinaia vittime della mafia ricordate durante lo scorrere del corteo lungo le vie di Napoli. Questa sera dunque si apriranno nuovamente per lui le porte degli studi Rai. La trasmissione andrà in onda alle 21.10 sulla terza rete e durerà due ore.
Ci saranno anche Paul Auster e David Grossman, entrambi scrittori di fama internazionale: il primo è autore, tra le altre cose, della Trilogia di New York e del romanzo L’invenzione della solitudine; David Grossman, ritenuto uno tra i più grandi scrittori contemporanei, ha scritto Qualcuno con cui correre e più di recente A un cerbiatto somiglia il mio amore.
È indicativo il fatto che proprio Saviano, tuttora nel mirino della camorra per il fatto stesso di aver scritto (e dunque per esser stato letto, e molto), si trovi ad avere questa sera come vicino di poltrona uno come Auster che, nel suo libro L’arte della fame, sostiene: «Scrivere non è più un atto di libera scelta per me, è una questione di sopravvivenza». Forse Saviano ha avvertito lo stesso impulso, la stessa esigenza di raccontare, un’uguale spinta verso la parola scritta, forte quanto basta per superare l’istinto – salvifico certamente, ma vigliacco – che porta a farsi i fatti propri e a campare cent’anni indisturbati. Saviano invece ha scelto di parlare e di farlo tramite le pagine del suo Gomorra.
«Non lo riscriverei mai», afferma il giovane ventinovenne durante un’intervista con Euronews, registrata nello scorso febbraio. «Io ormai lo odio, non ne posso più. Non ho alcuna simpatia per quel libro insomma». No, non è la retromarcia di uno che ha fatto una sciocchezza ed ora si batte il petto pentito: quella di Saviano è l’espressione del dolore di vivere i propri giorni sotto scorta, è la difficoltà che diventa antipatia per un libro non è più questo libro ma quel libro. È sul piano personale, è pensando alla propria vita privata demolita dalla scelta stessa di conferire una dimensione pubblica a ciò di cui si è a conoscenza che Saviano afferma che quel libro no, non lo riscriverebbe, se potesse tornare indietro.
Ma le lancette del tempo conoscono una sola direzione e Gomorra è divenuto qualcosa di più grande, di troppo grande perché oggi si possa fare anche soltanto un passo indietro. «Tante persone si sono avvicinate alla lettura, persone che non entrerebbero mai in libreria lo hanno comprato, persone che non leggerebbero mai queste storie vi si sono avvicinate», afferma Saviano durante la stessa intervista.
Se per Paul Auster scrivere «è una questione di sopravvivenza», per Roberto Saviano lo è venir letto. «Ciclicamente – ha detto lo scrittore nella stessa intervista – c’è sempre qualcuno che dà una notizia sulla mia morte o sulla mia esecuzione. Loro infatti per colpirmi aspettano semplicemente che l’attenzione su di me e la mia vicenda cali. Perché oggi quello che mi tiene in vita non è la protezione, a cui sicuramente sono grato, ma è l’attenzione, la gente. La mia vera scorta, la mia vera protezione è il successo generato dalle mie parole».
In questo senso, la scorta di Saviano è formata non soltanto da una manciata di carabinieri, bensì da due milioni di persone, da quei due milioni di individui che hanno acquistato Gomorra e che così hanno conosciuto, riflettuto, hanno meditato sul sistema camorristico e che ora lo conoscono. Due milioni di persone almeno (ma sono senz’altro molte di più, se si pensa che il libro si trova anche in formato Word nei vari canali peer to peer) che sanno cos’è la camorra napoletana, che hanno preso coscienza di quali sono i suoi meccanismi, dei canali che esso utilizza, dei suoi metodi. «All’estero si chiedono come sia possibile che un libro dia così fastidio ad un’organizzazione così potente. In realtà il libro ha dato fastidio perché è stato letto da milioni di persone e perché ha innescato un’attenzione mediatica, televisiva, radiofonica, della carta stampata – veicolo naturalmente di nuove letture – che loro prima non avevano».
Scriveva Böll: «Le autorità lo hanno sempre saputo: i lettori sono gente pericolosa, che vuole avere in mano il testo scritto per rileggerlo, per consultarlo, per riflettere». Gomorra c’è, si legge, si sfoglia. Si rilegge, si ricorda. Gomorra c’è. E stasera torna in tv.




