La mafia italiana pericolosa? E’ che la disegnano così…
Il nostro premier Silvio Berlusconi sostiene che la mafia italiana è più famosa che pericolosa. Che essa, in parole povere, è figlia più dei media che della realtà. Il fatto m’inquieta – e molto – ma non mi sorprende.
Prendiamo Berlusconi. Lo si può contestare come premier, ma nessuno può negare sia un grande comunicatore. Come tale, egli conosce bene tecniche e dinamiche della comunicazione. Sa che ciò di cui parlano i media, la televisione in particolare, esiste; tutto il resto no. Ad esempio: se in questo momento un uomo ne ha ucciso un altro in Kenya e nessun organo d’informazione ne riporta la notizia, il fatto è accaduto ma in effetti per l’opinione pubblica non è mai esistito. Se si tiene conto di questo, non può stupire il fatto che il nostro premier addebiti ai media – alle fiction ed alla letteratura – la responsabilità di aver “creato” la mafia, di averne fatto – soltanto parlandone – un potere più forte di quel che è.

Secondo Berlusconi, «la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…». Dunque, se di mafia italiana si fa tanto parlare e scrivere con allarme e preoccupazione, è perché i media esagerano. Il fenomeno in realtà è più circoscritto di quanto le fiction ed i libri di Saviano vogliano farci credere.
Ma la mafia è esagerazione. È omicidi, sequestri, intimidazioni. Fosse anche un solo omicidio, un solo sequestro, un solo atto intimidatorio sarebbe già esagerato. E non c’è classifica delle mafie – cinese, russa, giapponese; primo, secondo, sesto posto – che regga. Lo si vada a dire ad una madre a cui è stato assassinato il figlio, ad un padre cui hanno sequestrato una figlia, ad un uomo onesto e minacciato che la mafia in Italia, in fondo, non fa poi così tanto male. È che la disegnano così.



April 17th, 2010 at 12:12 pm
Stranamente ha parlato di piovra e gomorra, in cui i protagonisti sono personaggi che lottano contro la mafia e, per quanto riguarda la piovra, prodotti dalla RAi.
Non ha parlato del capo dei capi, il famoso film che mostra il “lato umano” dei corleonesi, con quel povero toto riina che ha passato la fame e quindi ammazzava e massacrava le persone, squagliando i loro corpi nell’acido, ma solo perche “tenia fame” !!
Ancora ricordo i ragazzini che si esaltavano, dopo questo film, con l’eterna lotta tra chi era piu forte tra “toto” e “provenzano” ……..
Ahhh … ora che ci penso .. il capo dei capi lo ha prodotto lui!!!!!! porca miseria!!!
Il prossimo film sarà su dell’Utri, presuppongo.
Non si parla della mafia, chi lo fa è un imbecille, siamo in Italia mica in un paese onesto.
http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y
Cuffaro divenne presidente della sicilia, Falcone … un nome su una targa e un aeroporto …….
che pena.
April 17th, 2010 at 12:45 pm
Ciao Maria Francesca,
ho letto il tuo gustoso articolo e vorrei portare il mio contributo, se me lo consenti.
Parlare del nostro premier senza dare connotazioni politiche al discorso è davvero esercizio di raro equilibrismo ma proverò comunque a dire la mia tentando di restare più “tecnico” possibile: ciò non significa, sia chiaro, che io non abbia idee politiche (che ipocrisia sarebbe…) ma solo che sono distanti da ogni “postazione” (sì, “postazione” e non “posizione”) dell’attuale arco costituzionale (pur con maggiori o minori affinità).
Fatta questa barbosa premessa vengo al dunque.
Silvio Berlusconi è un comunicatore, d’accordo, ma questo lo siamo tutti; ognuno a modo suo riceve e ritorna comunicazioni.
E’ un grande comunicatore ? Assolutamente no.
Conosce bene tecniche e dinamiche della comunicazione ? Dico ancora no.
B. non è un comunicatore è un “costruttore di temi” (e tua sai meglio di me cosa intendo).
Il premier adotta “tecniche” grossolane (le solite tre per altro: granfalloon, semplificazione del messaggio, ripetizione).
La prima è quella alla quale tu stessa hai accennato puntualmente nell’articolo “Come si costruisce un nemico (in politica)”, che consiglio di leggere: si può usare la paura, che è il mezzo più semplice, ma non solo.
La seconda e la terza, beh, non è nulla di nuovo : “L’uomo comune solitamente è molto più primitivo di quanto immaginiamo. La Propaganda, di conseguenza, deve essere sempre essenzialmente semplice e ripetitiva. Nel lungo periodo riuscirà a conseguire grandi risultati nell’influenzare l’opinione pubblica solo l’individuo che riuscirà a ridurre i problemi nei termini più semplici e che avrà il coraggio di continuare a ripetere in questa forma semplificata nonostante le obiezioni degli intellettuali” (J. Goebbels)
L’esempio è proprio nel tema del tuo articolo: la nostra mafia è la sesta al mondo ?? Ma che vuol dire ? Sesta in cosa ? In beni immobili, omicidi, racket, cento metri piani, capelli lunghi ?
Eppure una semplificazione così ridicola, attecchisce: lezione numero uno a scuola di vendita.
Tutto qui ?
Non c’è molto altro, a parte un dettaglio: l’assoluta mancanza di contraddittorio.
Un grande comunicatore deve essere in grado di sostenere un contraddittorio (in realtà lo cerca) altrimenti è un propagandista.
Il contraddittorio mette alla prova le tue capacità di comprendere, riformulare, riqualificare i temi e le obiezioni dell’altro, conquista nuovo consenso proprio nel “territorio” altrui; B., invece, tende alla conservazione di quello acquisito tempo addietro cavalcando (sapientemente, occore dirlo) temi antichi proposti strumentalmente da altri (presi alla sprovvista dall’ arrivo del suo ”nuovo” linguaggio) e mai risolti !
Potrei dire che è palese l’attuale monopolio dell’informazione, la sua gestione, la stesura dell’agenda ecc, ma commetterei un errore: non è affatto palese per tutti coloro che, in questo momento, non ne hanno percezione (e come potrebbero ?)
B. non può più costruire consenso attraverso il confronto, ma solo evitandolo
accuratamente, tacitando le voci dissonanti o attaccandole con strali vetero-maccartisti (purtroppo ancora efficaci, in un contesto privo di pluralità): non può più esporsi, come fece all’inizio della sua carriera politica, perchè adesso è privo di uno dei requisiti fondamentali per poterlo fare che è la credibilità della fonte.
Ormai ha bisogno di “protezione” e controllo mediatici, non di esposizione libera e non pianificata: un vero comunicatore ne trarrebbe invece grande beneficio.
B. non saprebbe come trarsi d’impaccio in una situazione non controllata (se solo avesse davanti qualcuno in grado di contrastarlo abilmente ed eticamente, beninteso).
Sono rimasto divertito (e, lo ammetto, sconcertato) dalla pochezza di alcuni metodi rozzi come quello della “yes chain” (la catena di sì) di cui siamo stati spettatori nell’ultimo comizio pre-elettorale: lezione numero due a scuola di vendita per aspirapolveri (mi perdoneranno gli agenti di vendita che svolgono questa attività ma ormai sono nel nostro immaginario, come i nostri splendidi Carabinieri delle barzellette).
Per altro, mi sono fortemente irritato all’uso spregiudicato del “sentimento” in occasione dell’infelice uscita sul cancro: ma sai di cosa si è trattato ?
“…gli effetti della propaganda devono sempre essere rivolti al sentimento, e solo limitatamente alla cosiddetta ragione. [...] la prudenza di evitare qualsiasi presupposto spiritualmente troppo elevato non sarà mai abbastanza grande” (da “Mein Kampf” di A. Hitler).
Siamo di fronte ad un propagandista puro, non un grande comunicatore.
Per il resto condivido in pieno ciò che scrivi sul mezzo televisivo: “esiste” ciò che passa per il piccolo schermo.
La televisione (soprattutto nel nostro Paese, ahimè) è diventata l’unico testimone dell’albero che cade nella foresta, è l’unico osservatore che, come affermerebbe Einstein, interpreta e MODIFICA l’evento.
Questo B. lo sa: è una condizione che ha creato lui.
Una condizione di cui, come PROPAGANDISTA, ha bisogno.
Grazie per i tuoi articoli, per il tuo lavoro e per gli spunti che ci dai costantemente.
Ciao !
Gianluigi
April 17th, 2010 at 1:00 pm
…ops, dimenticavo una cosa: se ci fosse un contraddittorio, qualcuno avrebbe potuto ricordare a B. che la letteratura sulla mafia ha ricevuto un contributo straordinario da Roberto Saviano (“Gomorra”) edito da…. MONDADORI :))
CIAO !!!!