Post e Repubblica, grandi e piccole novita’ giornalistiche
Il giornalismo vive di novità, per cui eccone due di giornata.
La prima l’anticipavo due giorni or sono, e riguarda il debutto del giornale online “Post”, diretto da Luca Sofri. Che a ragione lo definisce un’evoluzione del suo blog, un Wittgenstein.it ma con «più storie, più link, più idee, più blog».
Per la testata il “Post” sceglie un carattere moderno, in stampatello, ma con un tocco classico per la lettera S che rimanda alle grafiche di testate storiche come il “New York Times” o il “Washington Post”. Gli articoli – o sarebbe meglio chiamarli post – sono mediamente brevi per non scoraggiare i meno avvezzi alle lunghe letture; il linguaggio più da blog che da giornale istituzionale, gli argomenti anche. D’altronde i temi da trattare provengono dalla Rete, che come noto si rinnova continuamente, partorendo notizie in continuazione. Pure il “Post” è veloce – Sofri d’altronde c’aveva promesso che il nuovo giornale avrebbe puntato anche sulla velocità per far fronte alla concorrenza – forse troppo. L’home page cambia spesso, aggiornata man mano con le ultime novità. I cambi sono più evidenti rispetto a siti come quello del Corriere o di Repubblica, che aggiornano i singoli articoli – magari aggiungendo un link – invece di scriverne di nuovi.
Immancabili gli strumenti di condivisione sui social network e il form per i commenti che fanno tanto blog. Ne riprendono la struttura anche i widget laterali che raccolgono le ultime news e quelle più lette e più commentate. Ci sono anche gli annunci di Google Adsense, cui si ricorre per cercare di ricavare qualche soldino dai clic dei lettori. Molto in evidenza i blog della redazione ed i contributi come quelli di Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, o di Flavia Perina, direttrice del “Secolo d’Italia”. Per il resto è tutto un post: tra postille e post-it, i giochi di parole si sprecano.
La seconda novità è che “Repubblica” si veste di nuovo ma non troppo. Cambia l’home page: più in evidenza la testata, più morbida la barra di navigazione, due – piuttosto che una soltanto – le notizie sotto l’apertura e collocamento a sinistra – prima si trovavano solo a destra – dei riquadri per le ultime news, per la borsa e per l’oroscopo che non manca mai, per i libri, per il cinema e per il calcio che conquista un riquadro tutto suo.
C’è di nuovo che adesso tutto questo è personalizzabile: per esempio si può scegliere la squadra da seguire, l’edizione locale del giornale da visualizzare, il segno dell’oroscopo da trovare in home page. Più personalizzazione ma anche più condivisione nella nuova ricetta di Repubblica: le icone di Twitter, Facebook e Friendfeed invitano a seguire il giornale anche tramite i social network. Anche il multimedia conquista nuovi spazi: se audio, video e foto fanno da corollario a molti degli articoli – in special modo alla notizia d’apertura – la piattaforma Repubblica.tv occupa l’area centrale dell’home page. Nuova anche la fascia che rimanda agli articoli della stessa categoria (cronaca, esteri, politica…) che sovrasta la pagina dell’articolo singolo. Per il resto, tutto rimane uguale a prima: il multitab in alto, l’inserzione pubblicitaria quadrata sotto, l’elenco delle news più giù che continua a trattare di moda, spettacolo, fantacalcio, auto e curiosità, il piede della pagina con i contenuti relativi alle diverse sezioni e ai blog dei giornalisti. E la pubblicità invasiva.
Nulla di esaltante, insomma. Nulla che faccia gridare al miracolo di una nuova webinformazione italiana. «Squadra che vince non si cambia», si giustifica “Repubblica” davanti ai lievi cambiamenti. Sarà. Magari la squadra non cambiamola, ma il sito sì.




