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Google Reader Play, un tuffo nel meglio del web

Friday, March 12th, 2010

Si chiama Google Reader Play ed è la nuova creatura del colosso americano messa a punto per leggere i feed in modo alternativo rispetto ai lettori tradizionali. Niente lunghi elenchi di testi – vivacizzati all’occorrenza dalle immagini – ai quali ci ha abituati il Reader classico, bensì un layout tutto grafico che fa di Reader Play una vera e propria galleria di immagini e video che si rinnova continuamente. Basta restare connessi per non perdersi nulla.

I contenuti scorrono alternando fotografie e filmati divertenti o interessanti, da visualizzare con calma – se si vuole – collegandosi direttamente alla fonte. Gli elementi grafici non tolgono spazio alle parole: nella nuova versione del reader di Google ci sono anche quelle. I testi sono ben evidenza in chiaro sullo sfondo nero, ed anche in questo caso basta cliccare sulla fonte del contenuto per leggere il post nel contesto originale.

Google Reader Play insomma è un viaggio. Ci si può lasciare trasportare attraverso lo scorrimento automatico dei contenuti, oppure selezionare di volta in volta quello che ci attrae di più scegliendo tra le diverse miniature collocate nella fascia in basso, che comunque è possibile nascondere se si vuole ottenere un effetto a tutto schermo.

Che si opti per lo scorrimento automatico o meno, si tratta comunque di un approccio “totalizzante”, diciamo così: Google Reader Play occupa gran parte della finestra del browser, immergendoci completamente tra i contenuti proposti. Si badi bene: tali contenuti non sono ripresi dai nostri feed in Google Reader, ma scelti da Google tra il meglio del web. Ottimo per chi è in cerca d’ispirazione ma inutile per coloro che tengono a visualizzare soltanto ciò che hanno scelto in precedenza. Per quest’ultimi: un trucco per leggere i propri feed col Reader Play c’è: collegarsi a questo link.

I patiti dello sharing resteranno delusi. L’interazione rispetto ai contenuti infatti è limitata: è consentito attribuire le stelle, cliccare su “mi piace” o condividere nel Reader tradizionale, ma non su Facebook o Twitter per esempio. Chissà che Google non decida di potenziare quest’aspetto nei prossimi giorni. Sarebbe cosa buona e giusta.

Repetita iuvant?

Thursday, March 11th, 2010

Camaraderie

Wednesday, March 10th, 2010

Il francese mi seduce, non c’è niente da fare. E pure Alessio Vinci, conduttore di Matrix, le volte in cui lo utilizza. Poco fa rileggevo una sua intervista di qualche settimana addietro, tentando di scrivere un post sul suo predecessore Enrico Mentana. Tra un virgolettato e l’altro, ecco comparire questa bellissima parola:

camaraderie

che, tradotta dal francese, significa cameratismo, amicizia per estensione. È un termine difficile da ricordare, così come credo sia improbabile che la maggior parte delle persone lo comprendano nel suo significato. Ho voluto prenderne nota. Chissà che scriverlo non mi aiuti a ricordarlo.

Basculante

Tuesday, March 9th, 2010

Era una vita che non sentivo questa parola. È riemersa dal dimenticatoio grazie alla speaker che l’ha utilizzata continuamente nel corso della sua trasmissione pomeridiana. Dev’essere un po’ come me, che quando scopro – o riscopro, come in questo caso – una parola continuo a ripeterla e ad usarla ad ogni occasione.

Basculante

è una parola affascinante. Ha un suono particolare che, non a caso, le deriva dal francese basculer, oscillare. Basculante è ciò «che ha movimento oscillante analogo a quello della bascula» (Garzanti), cioè di una bilancia.

La solitudine di una virgola

Monday, March 8th, 2010

È per pura deformazione professionale che leggo con attenzione i testi di tutti gli avvisi, i segnali ed i manifesti pubblici che mi capita d’incontrare sul mio cammino. Non sono capace di guardarli se non attraverso le lenti della grammatica.

Ho scattato questa foto ieri. Non ho potuto evitare di notare quella virgola tanto solitaria. Trovo insopportabile che sia stata lasciata lì, abbandonata a se stessa, senza nemmeno una compagna con la quale costruire un inciso. Sarebbe bastata una virgolina-ina-ina dopo quel “che”. Invece niente. Si tira dritto fino a “locali”. A quel punto, meglio non mettercene nessuna, di virgola. Così, per pura pietà umana.

Tutto rosa e fiori

Saturday, March 6th, 2010

Non so voi ma io, appena ho visto questo manifesto, ho pensato ad altro. E l’altro in questione è una pubblicità andata in onda qualche tempo fa. Quella di Lactacyd, il sapone. Lo ricorderete per le statistiche tutte al femminile: 15 donne su 100 vivono da sole, 30 donne su 100… eccetera. Lo spot mi piace, si fa guardare. Almeno dalle donne, che per una volta sentono parlare un po’ di se stesse, di come vivono, di ciò che pensano – e non importa se si tratti o meno di dati fittizi – piuttosto che fungere solamente da manichini nudi.

Sarà per l’accostamento cromatico rosa-bianco, ma il manifesto mi ricorda la pubblicità. Apprezzo il rosa e adoro il bianco, ma per il manifesto non li avrei utilizzati. Suppongo comunque che gli ideatori abbiano scelto le due tonalità per attirare l’attenzione delle donne, esattamente come fa lo spot Lactacyd. Comprensibile. Ma perché usare una foto in bianco e nero, che ha il suo fascino per carità, ma che per un manifesto elettorale non è il massimo? Immaginiamo la foto in versione extralarge: perde, e molto. Non mi convince neppure lo sfondo bucolico, tanto meno il foulard: mi fa pensare ad un’hostess, probabilmente anche per il riferimento all’aereo contenuto nello slogan.

Lo slogan, appunto: «Faresti pilotare un aereo ad un Marinaio?». Trovo ingiustificata la scelta del maiuscolo per «marinaio», ma – considerato che in questi giorni va molto più di moda la sostanza rispetto alla forma – concentriamoci sul significato dello slogan. Il messaggio punta sul voto consapevole, esortando l’elettore a preferire il candidato che possiede i titoli e la preparazione per amministrare. Giusto, giustissimo. Magari fosse prassi. «Investi sul futuro della Basilicata con una professionista dei finanziamenti europei e del marketing turistico» recita il sottoslogan. La Lucania a chi sa governarla, insomma. Con tanto di bandiera europea a suggellare il tutto. Non posso che essere d’accordo. L’impronta è buona. Peccato per l’impostazione grafica troppo femminil-style.

Voto? 6. Sufficientemente originale. Ma meglio sarebbe se non fosse tutto rosa e fiori.

Ps: Questa la mia fonte d’ispirazione. Grazie, Luca!

Sesquipedale

Friday, March 5th, 2010

Io, da oggi in poi, invece di dire grandissimo dirò sesquipedale. Che termine meraviglioso. Mai sentito prima d’oggi, l’ho scoperto in un post di Alessandro Gilioli che leggevo poco fa. Avrete capito che la parola nuova di oggi è proprio

sesquipedale

che significa “enorme, smisurato”. Esiste addirittura l’avverbio sesquipedalmente. Che meraviglia. Una meraviglia sesquipedale.