Il dovere di farsi capire

Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. È un maleducato, se parla in privato e da privato. È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire.

Tullio De Mauro

Troppo spesso noi giornalisti dimentichiamo che il nostro compito non è quello di fare monologhi. Dimentichiamo che non è per parlarci addosso che dobbiamo scrivere, bensì per parlare agli altri. Facciamo del nostro mestiere un esercizio retorico, una prova di stile. Dimentichiamo che raccontare è inutile se lo facciamo soltanto per noi stessi. Che il nostro dovere è innanzitutto quello di farci capire dal lettore. Dimentichiamo che se l’indomani spenderà cinque minuti del suo tempo per leggere anche ciò che abbiamo scritto noi, non possiamo certo permetterci di tradirlo propinandogli un testo incomprensibile perché pieno zeppo di termini poco conosciuti, di tecnicismi, d’espressioni auliche sconosciute ai più.

Per fortuna c’è Tullio De Mauro a ricordarcelo.

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