Cose da copy

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Sabato sera al cinema ho visto Basilicata coast to coast. I film italiani mi piacciono spesso molto poco, ma questo di Rocco Papaleo rappresenta l’eccezione alla regola. È divertente, leggero. Non succede nulla di particolare – i colpi di scena sono rari e indolore – ma scivola fluido, interrotto soltanto dalle grasse risate della platea alle quali ho dato anch’io il mio sonoro contributo. Non voglio addentrarmi comunque in considerazioni da critica cinematografica: profanerei la materia. Però quando sono uscita dalla sala ho pensato: in fondo cosa c’è di diverso tra il film di Papaleo ed un corto pubblicitario come questo?

Lacta “Love in Action” – English subtitles from LactaFilms on Vimeo.

Avevo visto il corto qualche giorno prima del film, un po’ per marketing e un po’ per romanticismo. Love in action infatti è una storia d’amore condensata in 27 minuti, durante i quali ogni tanto compare la tavoletta di cioccolata che si vuole pubblicizzare, Lacta. Lacta ha del resto un ruolo fondamentale nella storia. Kraft Foods e OgilvyOne Athens si sono inventati questo “branded-entertainment film”, per promuovere la tavoletta in Grecia. Si tratta essenzialmente di servirsi del divertimento e del tema dell’amore – molle che spingono a restare con gli occhi incollati al monitor per mezz’oretta – allo scopo di veicolare un messaggio pubblicitario.

Ora, Basilicata coast to coast fa lo stesso. Anche qui, durante tutto il film – che non a caso è strutturato come un itinerario lungo la regione – l’offerta lucana compare ogni tanto: una volta è un bel posto da visitare, un’altra è un paese abbandonato col suo carico di fascino, un’altra volta ancora è un vino locale. Nell’insieme il film è una pubblicità. Una promozione della regione, tutta intera. Coast to coast.

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Basta con Romeo&Giulietta, Io&Te 3MSC, Paolo&Francesca. Torniamo al concreto. Inauguriamo l’era del realismo in amore. Pasta&Patate xever.

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Titolo del “Corriere della Sera” online di oggi.

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Finalmente un po’ di pop art in questa campagna elettorale. Per questo dobbiamo ringraziare gli ideatori del manifesto qui sotto che, per la struttura complessiva, mi fa pensare alla nota corrente artistica. Non so se per voi vale lo stesso.

Oddio, il manifesto è molto, molto meno colorato – addirittura grigio – rispetto ai più celebri esempi della pop art. Pensiamo alla Marylin Monroe di Andy Warhol. Tuttavia nessun tono è fuori posto. Questo manifesto è cromaticamente ine-cce-pi-bi-le, anche grazie alla straordinaria circostanza per cui gli occhi azzurri del candidato si abbinano clamorosamente allo sfondo del simbolo. Se a questo si aggiunge che il colore dominante è il celeste, tutto diventa un blu dipinto di blu. Con sprazzi di giallo diffuso, che è il colore scelto per quasi tutti i testi. E mica per caso: la tonalità crocea appartiene anch’essa al simbolo della lista.

L’espressione del candidato è tranquilla. Il volto rilassato. Il sorriso accennato. Lo sguardo rivolto altrove fa pensare al futuro. Una foto naturale che suggerisce una visione genuina della politica. E infatti la promessa è: «Mi farò in 4… per te!». Questo lo slogan, che spiega – con una battuta – la scelta di utilizzare altrettante foto piuttosto che una. Ma quanto sarebbe stato carino se al posto del bianco&nero gli ideatori avessero rispolverato Warhol. E magari evitato l’uso dei punti sospensivi che mi sembrano inutili. Lo slogan avrebbe avuto certamente più incisività senza. In compenso, il punto esclamativo finale restituisce un po’ di enfasi, anche se personalmente tendo ad evitarlo: non mi fido in genere dei messaggi urlati.

Voto? 7, per l’ironia della battuta sul farsi in 4. I have a dream: un manifesto elettorale davvero pop.

Ps: grazie ad Alessandro per la gentile concessione dello scatto ;)

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Immagino che, se il suo ritratto potesse parlare, alla domanda “come stai?” risponderebbe “seduto”. Sì, perché sul manifesto elettorale il candidato di oggi appare così. Seduto. Di consueto si sceglie il mezzobusto oppure una posa in piedi per questo tipo di pubblicità, perciò la trovata rappresenta certo un elemento a favore del candidato: se l’obiettivo è quello di colpire, c’è riuscito in pieno. L’insolito – si sa – distrae dal solito ed è proprio per questo che ieri passando ho sgranato gli occhi, incredula dinanzi a tanta novità. E stamattina sono uscita di casa col solo obiettivo di fotografarlo e tramandare il poster ai posteri.

Se da una parte sono lieta del fatto che il candidato stia seduto sui muri ed i pannelli elettorali della mia città – ché da queste parti siamo accoglienti, posto ce n’è per tutti e diononvoglia che qualcuno resti in piedi – dall’altra parte mi angoscia: infatti, a guardar bene, l’ospite non sembra a suo agio. Sarà per colpa del puff sul quale è sistemato, ma è noto che affondare in una palla di piume senza forma né consistenza non prevede la possibilità di accavallare le gambe e stare comodi. A rivelare il disagio, il mezzo sorriso tirato, le mani tese, soprattutto quella poggiata sul ginocchio con le dita piegate.

Sarebbe bello, per una volta, vedere una posa naturale su un manifesto elettorale. Un messaggio pubblicitario che non sembra reale, che anzi appare prodotto in laboratorio, perde d’efficacia perché non riesce a coinvolgere davvero chi lo guarda. È come quando si mostra il backstage di un film o di una serie televisiva: non so voi ma io, se conosco quel che c’è dietro – com’è stata costruita una scena, per esempio – più difficilmente riesco a farmi trasportare dalla storia, ad entrarci dentro credendola vera, come se la vivessi in prima persona. Credo non sia diverso per la propaganda elettorale: un’immagine costruita indispone, soprattutto se si cerca di farla passare per spontanea. A dirla tutta, in questo caso specifico più di ogni altra cosa m’indispone la scarpa in primo piano, nonché il calzino a righe. Troppo in evidenza. Ma questi sono dettagli.

Passiamo alle parole. Lo slogan principale è “Votato per te”, che però sul sito del candidato diventa: “Votato a te”. Grammaticalmente, se il termine voto si intende nella sua accezione di “devozione” e non di “votazione”, è “votato a te” la forma più corretta. Sotto il nome del candidato c’è poi un secondo slogan: “I calabresi in testa”. Anche questo un gioco di parole: si può intendere da una parte come promessa di un primato degli abitanti di Calabria, dall’altra come impegno a pensare al popolo nell’attività di governo.

Graficamente, anche in questo caso, come per altri, apprezzo lo sfondo chiaro, che fa sempre un gran bene agli occhi. Trovo strana però la scelta del grassetto per il nome del candidato piuttosto che per il cognome, dal momento che l’elettore dovrebbe ricordare il secondo – e non il primo – per votare correttamente.

Voto? 6. 6 politico.

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Per ora il mio manifesto elettorale preferito è questo. Così obamiano. Così moderno. Così americano. Così avanti.

Peccato che il manifesto vero non sia questo qui sopra, bensì quest’altro qui sotto. Decisamente più ordinario, più serioso e molto meno simpatico (nonostante il sorriso del protagonista).

Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6×3, c’è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c’è lo sfondo per il retropalco. C’è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c’è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato.

Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è “Cambiare tutto”, i messaggi aggiuntivi sono: “Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più” e “Con le persone perbene”. E poi c’è lo slogan con richiamo apocalittico: “Cambiare tutto. E’ l’ultima occasione”. Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po’ troppo berlusconiano per un uomo ch’è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera?

Consoliamoci con la rivisitazione obamiana del manifesto ch’è molto più moderna ed evocativa. Yes We Cienz.

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