Archive for the ‘Post-it’ Category

Saviano su Siani

Thursday, September 15th, 2011

“Giancarlo Siani fu ucciso a ventisei anni, in una serata ancora estiva di settembre, mentre tornava a casa pieno di vita con la sua Méhari da una giornata allegra. La sua giovane biografia, la foto di quel corpo smilzo e occhialuto piegato dai colpi di pistola mostrano quanto fragile fosse quel ragazzo le cui vere parole avevano fatto tremare i capi di potentissime organizzazioni. E’ proprio in nome della infinita forza della denuncia unita a una terribile fragilità della persona che bisognerà rintracciare le coordinate per far rinascere un nuovo giornalismo d’inchiesta diffuso ed efficace al punto da non costringere a un’eroica e solitaria battaglia i pochi e inascoltati inviati di provincia”.

da Roberto Saviano, La bellezza e l’inferno

Io ti ricordo così

Tuesday, April 5th, 2011

Ho cinquantacinque anni, una moglie eterna ragazza, un cane femmina dal nome turandottiano di Liù. Nella sua autobiografia, Ralf Dahrendorf confessa che si guarda allo specchio e si vede sempre come un adulto di ventisette anni. Io mi guardo meno che posso, cercando di non smentire la sensazione di essere ancora un ventenne. Sarà per il perdurare psicologico dell’età irresponsabile che queste pagine sono state scritte con un certo gusto, un po’ di divertimento. Avevo cominciato, per la verità, con l’intenzione di andarci pesante. Mi sono accorto però che via via che passa il tempo, nonostante i miei vent’anni virtuali, divento più insofferente verso le opere ma assai più tollerante verso gli autori. La mia fiducia nel genere umano e nell’intelligenza collettiva e individuale del piccolo paese in cui abitiamo mi induce alla speranza che i personaggi verosimili o falsificati di cui ho parlato nelle pagine precedenti non si sentano offesi dal modo in cui li ho trattati. Sarebbe inutile.
Come ho cercato di dire, è soltanto un cabaret.

Edmondo Berselli, Venerati maestri

Segnalibri segnamemoria

Thursday, March 3rd, 2011

La mole piuttosto consistente di un libro come Intervista con il potere (600 pagine nell’edizione che sto leggendo) mi ha convinta a ricorrere ai segnalibri per non perdere passaggi sparsi qua e là che nel momento in cui li ho letti mi sembravano significativi o che per qualche ragione mi hanno colpita e mi piacerebbe un giorno rileggere.

Trovo sia una buona pratica, che consiglio a tutti i divoratori di libri. Questi piccoli rettangoli colorati, che si sporgono quale più quale meno dal bordo del libro, mi permetteranno di ritornare sui miei passi una volta che avrò concluso la lettura e di riassumere nella mente i contenuti che hanno attirato la mia attenzione. Sarà come rinfrescarmi le idee.

Tra qualche tempo magari mi verrà la voglia di tornare a leggere le parole che oggi mi piacciono tanto o che credo meritevoli di essere ricordate. Allora potrò scoprire che in fondo non erano granché o forse le troverò più belle di prima.

La rivoluzione e’ una menzogna

Friday, February 11th, 2011

Mentre in Egitto Mubarak cede il potere ai militari, ripenso ad un passaggio di Intervista con il potere di Oriana Fallaci, che ultimamente cito spesso (e temo continuerò a farlo finché non avrò finito di leggerlo):

“La rivoluzione è una menzogna da cui nasce sempre un cambio di tirannia; un inganno cui da due secoli ci inchiniamo per pigrizia mentale o viltà o timidezza”.

Che Dio ce la mandi buona o, come ha detto oggi Omar Suleiman annunciando le dimissioni di Mubarak, “che Dio ci aiuti”.

Cose da bambini

Monday, December 6th, 2010

Per fortuna non si cresce mai abbastanza da dimenticare cosa significhi guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Per questo, quando ci si ritrova a vivere circostanze pensate appositamente per loro – per le cosiddette nuove generazioni – non ci si sente poi a disagio.

Mi è capitato proprio ieri, visitando una meraviglia natalizia – il Christmas Village, un villaggio lappone in miniatura, con tanto di sciatori, giocatori di hockey e bambini intenti a lanciarsi palle di neve o a scivolare su manti bianchi a bordo dei loro slittini, realizzato a mano e pieno zeppo di congegni meccanici a movimentare il tutto – di sperimentare ancora una volta lo stupore di un bimbo davanti a tutto questo. Lo stesso che ha provato quel centinaio di bambini celati sotto cappelli, giacche e barbe da babbinatale che, con mia somma invidia, hanno avuto la precedenza nell’accesso a quella meraviglia in cartapesta.

Coi suoi piedi fasciati

Monday, September 13th, 2010

Mi ero avvicinata soltanto per dare un’occhiata a qualcosa a cui do solitamente un’occhiata per esigenze giornalistiche: i lavori in corso su una strada del paese. Ma pochi metri più in là, inaspettata, c’era lei. Distesa per terra su strati di non so cosa, il capo voltato dall’altra parte, i capelli chiari, lunghi abbastanza da accarezzare il collo. La pelle bianca della schiena era un triangolo tra le fasce incrociate di un costume nero che, insieme con un paio di pantaloncini jeans, faceva di lei una vacanziera stanca. Non lo era. Era ferita. Un ginocchio fasciato, fasciati i piedi, come avvolti in stivaletti rudimentali. S’è voltata e mi ha guardata, coi suoi occhi di cui non ricordo il colore. Indifferente, s’è girata di nuovo dall’altra parte, senza dire una parola, recuperando l’esatta posizione iniziale. E’ rimasta lì immobile non so per quanto tempo. So soltanto che poco dopo non c’era più. Andata via, chissà dove, coi suoi piedi fasciati.

Io Berselli lo ricordo così

Monday, April 12th, 2010

“Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto viene prodotto in Italia. Non mi piacciono gli indiscutibili. Non mi piace ‘o presepio. Non mi piace Roberto Benigni. Non mi piace Susanna Tamaro. Ad aggravare questa malattia dello spirito, devo dire che mi piace sempre meno anche Nanni Moretti, e all’occorrenza saprei spiegare perché Il Caimano è un film sbagliato. Non mi piace Tornatore, non mi piace Salvatores. Avrei molti dubbi anche su Dario Fo, e per equilibrio bipartisan ammetterò in via preventiva che ero e sono scettico pure su Oriana Fallaci. E su queste idee mi sembra di raccogliere il consenso dei miei maliziosi amici, che fanno ampi cenni di approvazione e confermano che è tutto vero, e si divertono un mondo a sentire le mie cattiverie, e aggiungono le loro con la soddisfazione sfacciata con cui si tirano le briscole alte nell’ultima mano. Poi guardo i giornali, leggo le recensioni, assisto alle comparsate televisive quando viene lanciato un film o un romanzo, e mi dico: c’è qualcosa che non va”.

Questo è l’incipit del libro Venerati maestri di Edmondo Berselli. Copiandolo ho la sensazione di premere sui tasti giusti tanto mi piace, come quando suoni le note di una melodia azzeccata. Il libro è un regalo e se ce l’ho devo solo ringraziare il donatore. Appena letta la notizia della morte di Berselli, mi sono decisa a riaprirlo. Il segno era a pagina 112, ma lo rileggerò da capo, come quando riguardi vecchie foto. Mi divertirò un mondo a sentire le sue cattiverie.

A futura memoria

Monday, March 29th, 2010

Le mie pulizie di primavera hanno compreso il setaccio attento delle carte che conservo da anni. Tra le pile di documenti, ho trovato anche il quaderno di storia della quinta liceo. La professoressa non mi amava: il fatto che tra i banchi sedessi nelle ultime file era per lei un dato negativo al quale non potevo rimediare neppure coi voti alti alle interrogazioni. Devo tuttavia a lei – che ce lo consegnò in fotocopia perché lo studiassimo – il testo che vi propongo.

Si tratta di un discorso che Giustino Fortunato, noto scrittore meridionalista come ci fece appuntare, tenne il 31 maggio 1900 rivolgendosi agli elettori del collegio di Melfi, in Basilicata. Fortunato sostenne che «è costume di noi italiani denigrare il Parlamento, chiamandolo responsabile di ogni nostro male, e di indulgere alla facile illusione che si debba ricorrere a estremi subitanei rimedi». È vero, disse, che il regime parlamentare «attraversa una crisi che lo ha screditato agli occhi del volgo», ma il rimedio non può consistere nel ritorno ad una monarchia autoritaria oppure al regime assoluto. «È debole, è malato il regime parlamentare?», domanda il meridionalista. «Ebbene curiamolo. Curiamolo, perché non possiamo abolirlo; perché, anche potendolo, dovremmo soffocare la pubblica opinione, sopprimere la stampa, il telegrafo, le ferrovie; perché, infine, anche riuscendo a disfarci di tutta quanta la storia da cento anni in qua, noi non avremmo che cosa sostituire ad esso».

Questo era Giustino Fortunato. La fotocopia ci porta qualche anno più avanti. È l’11 maggio 1915, vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. Sul Popolo d’Italia c’è un articolo firmato da tale Benito Mussolini che dice: «Quanto a me, io sono sempre più fermamente convinto che per la salute d’Italia bisognerebbe fucilare, dico fucilare, nella schiena, qualche dozzina di deputati e mandare all’ergastolo un paio almeno di ex ministri. Non solo, ma io credo, con fede sempre più profonda, che il Parlamento in Italia sia il bubbone pestifero che avvelena il sangue della Nazione. Occorre estirparlo».

Magari il mio quaderno di storia farà un giorno la stessa fine ingloriosa che hanno fatto i regni degli acari fondati in cima ai miei armadi e spazzati via in un attimo da Pronto Freschezza Floreale Antipolvere Antistatico Pulizia più efficace su tutte le superfici. Ma il discorso di Fortunato e l’articolo di Mussolini rimangono qui. A futura memoria.

Una stanza nuova

Monday, March 29th, 2010

Nove giorni di assenza da qui per avere una stanza nuova. La mia. Nuova nella disposizione dei mobili, nuova perché ora – dopo giorni di polvere, viti, chiodi e trapani ed avvitatori urlanti – ho tre mensole in più sulle quali allineare i miei libri colorati ed una vetrina in meno. Una stanza nuova perché adesso è piena di fiori gialli e di farfalle che fanno tanto primavera, ché primavera è. Nuova perché ho raccolto le tende, che prima sfioravano il pavimento, in ricci barocchi. Nuova perché finalmente ho buttato un mucchio di roba inutilmente ingombrante. Nuova perché ora la mia scrivania, qui accanto al davanzale della finestra, gode della luce bella delle giornate che s’allungano.

Farò altre cose, poi. Nel frattempo però sono tornata da queste parti.

Avviso ai naviganti

Saturday, January 10th, 2009

Cari lettori,

da qualche giorno a questa parte, digitando www.mariafrancescacalvano.com nel vostro browser, vi siete trovati di fronte ad una sorpresa: il reindirizzamento ad un nuovo sito, www.sanlucidocity.com.

Come vedete, mariafrancescacalvano.com è di nuovo online, anche se per il momento non è che una bozza. In questi giorni cercherò di riempirlo, di disegnarlo, di fare in modo che sia un po’ meno anonimo e un po’ più mio.

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