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	<title>Maria Francesca Calvano</title>
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	<description>Due etti di giornalismo, un cucchiaio di fotografia, un barattolo di copywriting, una vaschetta di social networking, due fette di web, una spruzzata d&#039;amore per la lingua italiana. E molta passione per tutto questo (che non guasta mai).</description>
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		<title>Neve che vale</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 11:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>

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Ho scattato questa foto due mesi fa in Sila, in cima ad un cocuzzolo stracolmo di neve e con un freddo polare. Dove abbia trovato il coraggio di togliere i guanti per scattare la foto è ancora un mistero. Ma ne è valsa la pena perché resta un bellissimo &#8211; e bianchissimo &#8211; ricordo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/neve.jpg"  rel="lightbox[2646]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/neve.jpg" alt="neve" title="Neve che vale" width="400" class="aligncenter size-full wp-image-2645" /></a></p>
<p align="justify">Ho scattato questa foto due mesi fa in Sila, in cima ad un cocuzzolo stracolmo di neve e con un freddo polare. Dove abbia trovato il coraggio di togliere i guanti per scattare la foto è ancora un mistero. Ma ne è valsa la pena perché resta un bellissimo &#8211; e bianchissimo &#8211; ricordo.</p>
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		<title>Inchiesta Rai-Agcom, politica e giornalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 17:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[augusto minzolini]]></category>
		<category><![CDATA[autorità garante delle comunicazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi le prime pagine di tutti i giornali sono occupate dall&#8217;inchiesta Rai-Agcom che coinvolgerebbe il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il commissario dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Una vicenda che riporta in auge il tema del rapporto tra politica e giornalismo, ed in particolare delle pressioni spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Oggi le prime pagine di tutti i giornali sono occupate dall&#8217;inchiesta Rai-Agcom che coinvolgerebbe il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il commissario dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Una vicenda che riporta in auge il tema del rapporto tra politica e giornalismo, ed in particolare delle pressioni spesso esercitate dalla prima sul secondo. </p>
<p align="justify">Non è per nulla raro che i mass media si autodichiarino indipendenti e, con ciò, privi di vincoli che li leghino a persone o cose in grado di condizionarli. Spesso essi si autoproclamano fonti d&#8217;informazione libere, tanto nella scelta dei contenuti e della forma da attribuire ad essi, quanto nella costruzione del quadro nel quale inserirli. Si autodefiniscono, insomma, testate indipendenti perché svincolate da ogni interferenza, influenza o pressione che sia. In questi giorni, per esempio, abbiamo sentito Minzolini affermare che il telegiornale che dirige, il Tg1, è «libero», ma in Italia molti quotidiani, come il <em>Corriere della Sera</em> o il <em>Sole24Ore</em>, associano alle varie Carte che regolano la professione giornalistica alcune regole deontologiche che rappresentano autentiche dichiarazioni d&#8217;indipendenza. </p>
<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/uomostampa.jpg"  rel="lightbox[2622]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/uomostampa.jpg" alt="Fonte: http://www.kaleidoscomunicazione.it" title="Fonte: http://www.kaleidoscomunicazione.it" width="480" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-2629" /></a></p>
<p align="justify">Tuttavia, nonostante le norme e i proclami, l&#8217;indipendenza dei mass media non è per nulla scontata. Un qualsiasi operatore dell&#8217;informazione può ritrovarsi al centro di pressioni e di influenze volte al controllo o al condizionamento del suo lavoro. Facciamo un esempio pratico. Un ministro, a fine mandato, decide di ricandidarsi. Egli, è chiaro, ha tutto l&#8217;interesse di venire rieletto. Tuttavia certe notizie &#8220;scomode&#8221; potrebbero compromettere il suo sogno di gloria. Affinché esse non vengano diffuse oppure siano rese innocue, il nostro ministro decide di premere sui mezzi d&#8217;informazione. Ciò gli consente non solo di tutelare la propria immagine pubblica, ma anche di lustrarla un po&#8217; con l&#8217;aiuto di quegli stessi media su cui preme. Immune da macchia e con la vittoria in tasca, il ministro rieletto a questo punto potrebbe andare in cerca di un direttore di giornale che appoggi le sue iniziative politiche, e così via.</p>
<p align="justify">Se questo è ciò che potrebbe accadere, viene da chiedersi: ma i giornalisti sono liberi nell&#8217;esercizio del proprio lavoro oppure no? In realtà i fattori in grado d&#8217;incidere sul loro operato sono numerosi, a partire dalla stessa proprietà del giornale. Gli interessi dei proprietari potrebbero costituire la principale linea da seguire nel trattamento delle notizie, dei commenti, degli editoriali. Ascoltiamo due grandi proprietari di giornali americani: Matthews e Murdoch. «In linea di massima, i direttori avranno una libertà completa purché siano d&#8217;accordo con la politica che io ho stabilito», dichiara Matthews. «Non ho fatto tutta questa strada per non interferire», risponde Murdoch al direttore di un giornale che protesta per le pesanti ingerenze nella linea editoriale. Le loro parole non confortano i sostenitori dell&#8217;autonomia del direttore rispetto alla proprietà.</p>
<p align="justify">Tornando nell&#8217;italica patria, una vicenda esemplare del delicato rapporto tra direzione e proprietà &#8211; in questo caso interviene anche il fattore politico &#8211; è quella raccontata dal giornalista toscano Indro Montanelli. Nel 1974 Montanelli fonda il quotidiano <em>Il Giornale</em>. Quattro anni dopo entra a far parte dell&#8217;assetto proprietario Silvio Berlusconi, inizialmente con una percentuale azionaria del 30 percento, che cresce fino all&#8217;82 percento negli anni Novanta. Ceduto <em>Il Giornale</em> al fratello Paolo nel 1990, in seguito all&#8217;entrata in vigore della legge Mammì &#8211; che introduce la proibizione per chi detiene la proprietà di un canale televisivo di controllare contemporaneamente un quotidiano &#8211; Silvio Berlusconi fonda nel 1994 il partito Forza Italia e si candida alle elezioni politiche. Montanelli racconta che, nel corso di un&#8217;assemblea di redazione, Berlusconi avrebbe preteso di ottenere dal quotidiano l&#8217;appoggio pieno alla propria candidatura. «Quell&#8217;incursione &#8211; scrive Montanelli &#8211; era inammissibile. Anche solo dal punto di vista formale, il fatto che Berlusconi ratificasse d&#8217;avere ancora ingerenze nel <em>Giornale</em> metteva me in posizione di grave impaccio». «Quando un redattore gli chiese a bruciapelo se fosse disposto a sostenere ancora il Giornale, rispose che l&#8217;avrebbe fatto solo se avesse seguito una linea che piacesse a lui». Dopo il fatto, Montanelli decide di dimettersi in segno di dissenso. </p>
<p align="justify">Ora: è realistico credere che i mass media siano completamente estranei ed impermeabili ad ogni tentativo di influenza? Non è invece più probabile che essi cerchino di raggiungere un equilibrio fra tutte le pressioni subite? Quante volte i mass media sottostanno, in toto o in parte, alle richieste esterne &#8211; provengano esse dalla proprietà o dalla politica, dalle fonti o dagli inserzionisti o ancora dai gruppi d&#8217;interesse &#8211; ignorando il diritto sovrano del lettore all&#8217;obiettività dell&#8217;informazione ed in barba a tutte le Carte deontologiche?</p>
<p align="justify">Il giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuscinski non nega l&#8217;evidenza:</strong> «L&#8217;ideale, naturalmente, è l&#8217;indipendenza assoluta &#8211; scrive &#8211; ma la vita e l&#8217;ideale sono due cose diverse. Il giornalista subisce pressioni perché scriva quello che vuole il datore di lavoro. La nostra professione è una continua lotta tra i sogni di libertà e la realtà che ci costringe a rispettare gli interessi, le opinioni e le aspettative dell&#8217;editore. Nei paesi dove vige la censura, si lotta per esprimere la maggior parte possibile di ciò che si vuole dire. Nei paesi dove vige la libertà di parola, la libertà del giornalista viene limitata dagli interessi del giornale per il quale lavora. In molti casi il giornalista, specie se giovane, deve accettare gravi compromessi e ricorrere ad una raffinata strategia per evitare gli scontri diretti». «Comunque, bisogna conquistarsi a forza ogni frammento di indipendenza». Quanti ci riescono?</p>
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		<title>Il giornalismo che mi piace</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alberto spampinato]]></category>
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		<description><![CDATA[Un «giornale di frontiera, di opposizione, destinato giocoforza a essere, in quanto quotidiano della sera, un secondo giornale e perciò impegnato più di altri nell&#8217;approfondimento delle notizie, nella lettura controluce dei fatti, nella ricerca delle sfumature, nel dare voce ai protagonisti minori e non ufficiali». Così Alberto Spampinato definisce L&#8217;Ora di Palermo nel suo libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Un «giornale di frontiera, di opposizione, destinato giocoforza a essere, in quanto quotidiano della sera, un secondo giornale e perciò impegnato più di altri nell&#8217;approfondimento delle notizie, nella lettura controluce dei fatti, nella ricerca delle sfumature, nel dare voce ai protagonisti minori e non ufficiali». Così Alberto Spampinato definisce <em>L&#8217;Ora</em> di Palermo nel suo libro <em>C&#8217;erano bei cani ma molti seri</em>, dedicato al fratello Giovanni, «ucciso per aver scritto troppo». Appunto qui queste parole per avere sempre con me la descrizione esatta del giornalismo che mi piace.</p>
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		<title>Uno di quei rari momenti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
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Da marittima, non mi capita spesso di vedere il sole tramontare sui monti. Questo è uno di quei rari momenti. Davvero uno spettacolo. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/SDC10393.jpg"  rel="lightbox[2617]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/SDC10393.jpg" alt="" title="" width="400" class="aligncenter size-full wp-image-2616" /></a></p>
<p>Da marittima, non mi capita spesso di vedere il sole tramontare sui monti. Questo è uno di quei rari momenti. Davvero uno spettacolo. </p>
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		<title>Comodamente a casa mia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buona (e cattiva) comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[manifesti elettorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Immagino che, se il suo ritratto potesse parlare, alla domanda &#8220;come stai?&#8221; risponderebbe &#8220;seduto&#8221;. Sì, perché sul manifesto elettorale il candidato di oggi appare così. Seduto. Di consueto si sceglie il mezzobusto oppure una posa in piedi per questo tipo di pubblicità, perciò la trovata rappresenta certo un elemento a favore del candidato: se l&#8217;obiettivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Immagino che, se il suo ritratto potesse parlare, alla domanda &#8220;come stai?&#8221; risponderebbe &#8220;seduto&#8221;. Sì, perché sul manifesto elettorale il candidato di oggi appare così. Seduto. Di consueto si sceglie il mezzobusto oppure una posa in piedi per questo tipo di pubblicità, perciò la trovata rappresenta certo un elemento a favore del candidato: se l&#8217;obiettivo è quello di colpire, c&#8217;è riuscito in pieno. L&#8217;insolito &#8211; si sa &#8211; distrae dal solito ed è proprio per questo che ieri passando ho sgranato gli occhi, incredula dinanzi a tanta novità. E stamattina sono uscita di casa col solo obiettivo di fotografarlo e tramandare il poster ai posteri.</p>
<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/pierpaolochiappetta.jpg"  rel="lightbox[2604]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/pierpaolochiappetta.jpg" alt="" title="" width="400" class="aligncenter size-full wp-image-2605" /></a></p>
<p align="justify">Se da una parte sono lieta del fatto che il candidato stia seduto sui muri ed i pannelli elettorali della mia città &#8211; ché da queste parti siamo accoglienti, posto ce n&#8217;è per tutti e diononvoglia che qualcuno resti in piedi &#8211; dall&#8217;altra parte mi angoscia: infatti, a guardar bene, l&#8217;ospite non sembra a suo agio. Sarà per colpa del puff sul quale è sistemato, ma è noto che affondare in una palla di piume senza forma né consistenza non prevede la possibilità di accavallare le gambe e stare comodi. A rivelare il disagio, il mezzo sorriso tirato, le mani tese, soprattutto quella poggiata sul ginocchio con le dita piegate. </p>
<p align="justify">Sarebbe bello, per una volta, vedere una posa naturale su un manifesto elettorale. Un messaggio pubblicitario che non sembra reale, che anzi appare prodotto in laboratorio, perde d&#8217;efficacia perché non riesce a coinvolgere davvero chi lo guarda. È come quando si mostra il backstage di un film o di una serie televisiva: non so voi ma io, se conosco quel che c&#8217;è dietro &#8211; com&#8217;è stata costruita una scena, per esempio &#8211; più difficilmente riesco a farmi trasportare dalla storia, ad entrarci dentro credendola vera, come se la vivessi in prima persona. Credo non sia diverso per la propaganda elettorale: un&#8217;immagine costruita indispone, soprattutto se si cerca di farla passare per spontanea. A dirla tutta, in questo caso specifico più di ogni altra cosa m&#8217;indispone la scarpa in primo piano, nonché il calzino a righe. Troppo in evidenza. Ma questi sono dettagli.</p>
<p align="justify">Passiamo alle parole. Lo slogan principale è &#8220;Votato per te&#8221;, che però sul <a href="http://www.piercarlochiappetta.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://www.piercarlochiappetta.it/');">sito del candidato</a> diventa: &#8220;Votato a te&#8221;. Grammaticalmente, se il termine voto si intende nella sua accezione di &#8220;devozione&#8221; e non di &#8220;votazione&#8221;, è &#8220;votato a te&#8221; la forma più corretta. Sotto il nome del candidato c&#8217;è poi un secondo slogan: &#8220;I calabresi in testa&#8221;. Anche questo un gioco di parole: si può intendere da una parte come promessa di un primato degli abitanti di Calabria, dall&#8217;altra come impegno a pensare al popolo nell&#8217;attività di governo. </p>
<p align="justify">Graficamente, anche in questo caso, come per altri, apprezzo lo sfondo chiaro, che fa sempre un gran bene agli occhi. Trovo strana però la scelta del grassetto per il nome del candidato piuttosto che per il cognome, dal momento che l&#8217;elettore dovrebbe ricordare il secondo &#8211; e non il primo &#8211; per votare correttamente. </p>
<p><strong>Voto? 6. 6 politico.</strong></p>
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		<title>Yes We Cienz</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 12:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buona (e cattiva) comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[manifesti elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo de luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Per ora il mio manifesto elettorale preferito è questo. Così obamiano. Così moderno. Così americano. Così avanti. 

Peccato che il manifesto vero non sia questo qui sopra, bensì quest&#8217;altro qui sotto. Decisamente più ordinario, più serioso e molto meno simpatico (nonostante il sorriso del protagonista).

Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Per ora il mio manifesto elettorale preferito è questo. Così obamiano. Così moderno. Così americano. Così avanti. </p>
<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/vincenzodelucaobama.jpg"  rel="lightbox[2595]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/vincenzodelucaobama.jpg" alt="" title="" width="318" height="470" class="aligncenter size-full wp-image-2596" /></a></p>
<p align="justify">Peccato che il manifesto vero non sia questo qui sopra, bensì quest&#8217;altro qui sotto. Decisamente più ordinario, più serioso e molto meno simpatico (nonostante il sorriso del protagonista).</p>
<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/CAMBIARE-TUTTO_600x300.jpg"  rel="lightbox[2595]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/CAMBIARE-TUTTO_600x300.jpg" alt="" title="" width="400"  class="aligncenter size-full wp-image-2597" /></a></p>
<p align="justify">Vincenzo De Luca è candidato alla presidenza della Regione Campania e per la sua campagna elettorale si serve più che di un manifesto. Accanto alla versione grande, formato 6&#215;3, c&#8217;è il cosiddetto santino, la figurina da distribuire. Poi c&#8217;è lo sfondo per il retropalco. C&#8217;è una serie di banner per i siti. Ma soprattutto c&#8217;è il manifesto tipo per i candidati. Avete presente quelle sagome di cartone senza testa, fatte apposta per infilarci la propria e farsi scattare una bella fotografia in cui, per una volta, Topolino ha la nostra faccia? Bene, il manifesto tipo per i candidati funziona allo stesso modo: è un manifesto tale e quale a quello del presidente, però con una sagoma al posto della fotografia, in modo che ogni candidato possa metterci la propria e il gioco è fatto. Naturalmente la stessa cosa vale per il nome del candidato. </p>
<p align="justify">Dal tipo di comunicazione è chiaro che De Luca si rivolge soprattutto alle famiglie e alle persone perbene. Infatti, se lo slogan principale è &#8220;Cambiare tutto&#8221;, i messaggi aggiuntivi sono: &#8220;Al di là dei partiti. Le nostre famiglie contano di più&#8221; e &#8220;Con le persone perbene&#8221;. E poi c&#8217;è lo slogan con richiamo apocalittico: &#8220;Cambiare tutto. E&#8217; l&#8217;ultima occasione&#8221;. Lo stile complessivo è sobrio, fatto di tinte unite, caratteri leggibili e fotografie prive di sfondo. Rassicurante, col suo sorriso, il candidato. Soltanto la scelta dei colori fa pensare, a primo acchito, che si tratti di un uomo del Pdl, con tutto quel blu: tra manifesti, santini e prodotti elettorali in genere, tutto è blu. Anche la giacca del candidato è blu. Non sarà un po&#8217; troppo berlusconiano per un uomo ch&#8217;è espressione di partiti come il Pd, Italia dei valori, eccetera? </p>
<p align="justify">Consoliamoci con la rivisitazione obamiana del manifesto ch&#8217;è molto più moderna ed evocativa. Yes We Cienz. </p>
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		<title>Google Reader Play, un tuffo nel meglio del web</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Francesca Calvano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[google reader play]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Google Reader Play ed è la nuova creatura del colosso americano messa a punto per leggere i feed in modo alternativo rispetto ai lettori tradizionali. Niente lunghi elenchi di testi &#8211; vivacizzati all&#8217;occorrenza dalle immagini &#8211; ai quali ci ha abituati il Reader classico, bensì un layout tutto grafico che fa di Reader [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Si chiama <a href="http://www.google.com/reader/play/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://www.google.com/reader/play/');">Google Reader Play</a> ed è la nuova creatura del colosso americano messa a punto per leggere i feed in modo alternativo rispetto ai lettori tradizionali. Niente lunghi elenchi di testi &#8211; vivacizzati all&#8217;occorrenza dalle immagini &#8211; ai quali ci ha abituati il Reader classico, bensì un layout tutto grafico che fa di Reader Play una vera e propria galleria di immagini e video che si rinnova continuamente. Basta restare connessi per non perdersi nulla. </p>
<p align="justify">I contenuti scorrono alternando fotografie e filmati divertenti o interessanti, da visualizzare con calma &#8211; se si vuole &#8211; collegandosi direttamente alla fonte. Gli elementi grafici non tolgono spazio alle parole: nella nuova versione del reader di Google ci sono anche quelle. I testi sono ben evidenza in chiaro sullo sfondo nero, ed anche in questo caso basta cliccare sulla fonte del contenuto per leggere il post nel contesto originale. </p>
<p><a href="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-11.png"  rel="lightbox[2585]"><img src="http://www.mariafrancescacalvano.com/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-11-1024x572.png" alt="" title="" width="400"  class="aligncenter size-large wp-image-2586" /></a></p>
<p align="justify">Google Reader Play insomma è un viaggio. Ci si può lasciare trasportare attraverso lo scorrimento automatico dei contenuti, oppure selezionare di volta in volta quello che ci attrae di più scegliendo tra le diverse miniature collocate nella fascia in basso, che comunque è possibile nascondere se si vuole ottenere un effetto a tutto schermo. </p>
<p align="justify">Che si opti per lo scorrimento automatico o meno, si tratta comunque di un approccio &#8220;totalizzante&#8221;, diciamo così: Google Reader Play occupa gran parte della finestra del browser, immergendoci completamente tra i contenuti proposti. Si badi bene: tali contenuti non sono ripresi dai nostri feed in Google Reader, ma scelti da Google tra il meglio del web. Ottimo per chi è in cerca d&#8217;ispirazione ma inutile per coloro che tengono a visualizzare soltanto ciò che hanno scelto in precedenza. Per quest&#8217;ultimi: un trucco per leggere i propri feed col Reader Play c&#8217;è: collegarsi a <a href="http://www.google.com/reader/play/#stream" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://www.google.com/reader/play/#stream');">questo</a> link. </p>
<p align="justify">I patiti dello sharing resteranno delusi. L&#8217;interazione rispetto ai contenuti infatti è limitata: è consentito attribuire le stelle, cliccare su &#8220;mi piace&#8221; o condividere nel Reader tradizionale, ma non su Facebook o Twitter per esempio. Chissà che Google non decida di potenziare quest&#8217;aspetto nei prossimi giorni. Sarebbe cosa buona e giusta. </p>
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