Redde rationem

Ah, il latino. Lo detesti al liceo: per cinque anni, prima di ogni compito, sbatti ripetutamente la testa sui libri al ritmo della frase ma-il-latino-a-cosa-serve-è-una-lingua-morta. Lo apprezzi poi, all’università, se decidi di procedere con lo studio delle materie umanistiche come ho fatto io. È un amore a scoppio ritardato, che sboccia quando comprendi che il latino è il padre, la madre, la zia e tutti gli antenati della nostra soave lingua italiana.

Redde rationem è l’espressione di oggi. Ancora una volta, come ieri, traggo spunto da un articolo di Carmelo Lopapa che il latino deve amarlo tanto, visto l’uso consueto che ne fa nei suoi pezzi per Repubblica.

Redde rationem

significa “rendimi conto”. Nell’italiano corrente vale come “resa dei conti”. Così nell’articolo di Lopapa:

Il redde rationem scatta alla chiusura delle urne, vada come vada, il 29 marzo. “Se continua così, dopo il voto faccio un nuovo partito. È venuto il momento di contarci, voglio proprio vedere su quanti parlamentari può fare affidamento, stavolta, l’amico Gianfranco, quanti siano davvero i finiani” è sbottato il presidente del Consiglio.

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One Response to “Redde rationem”

  1. Lorenzo Says:

    Ciao,

    avevo appena usato l’espressione “redde rationem” con un collega.. a cui ho dovuto spiegarne il significato… sic!
    Nel farlo, mi sono reso conto di non ricordare più la traduzione letterale ma solo il “senso” corrente.
    Subito un salto sul web per soddisfare la mia curiosità: ho incontrato il tuo sito.
    Mi è piaciuto ciò che ho letto sul “redde rationem”… ma ancor di più l’introduzione “Ah, il latino. Lo detesti al liceo….” :-)
    Mi è poi piaciuto anche il resto del sito gironzolandoci un po’…

    volevo dirtelo…

    E dirti che c’è anche chi, come me, il latino lo ha amato gia al Liceo e lo continua ad amare anche se ha seguito studi universitari scientifici e se gli capita di praticarlo troppo poco oramai.
    Tanto per ampliare il tuo campione sull’argomento..

    E dimenticavo l’immagine de “il padre, la madre, la zia e tutti gli antenati della nostra soave lingua italiana” :-)

    È stato un vero piacere,
    Lorenzo

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