Due etti di giornalismo, un cucchiaio di fotografia, un barattolo di copywriting, una vaschetta di social media marketing, due fette di webdesign, una spruzzata d'amore per la lingua italiana. E molta passione per tutto questo (che non guasta mai).
I nervi sono a fior di pelle. L’atmosfera in consiglio dei ministri è tesissima, racconta chi vi ha preso parte. Anche per questo, per non dare la stura alle recriminazioni reciproche, del caso Polverini non si parla nel plenum di Palazzo Chigi.
È un brano fresco fresco di pubblicazione quello che traggo da un articolo di Carmelo Lo Papa, appena postato su Repubblica online. A parte l’uso di nel plenum, mi colpisce il modo di dire dare la stura. Il significato di sturare lo conosciamo tutti, credo. Ma personalmente non avevo mai sentito l’espressione dare la stura.
Dare la stura
significa “dare ampio sfogo ai propri pensieri, alle proprie idee, parlando o scrivendo” (Garzanti). Non ha un bel suono, ma il senso mi piace.
Non pensavo che qualcuno sarebbe mai riuscito a partorire un manifesto elettorale più confusionario di quello di cui parlavo in questo post. E infatti continuo a non pensarlo, dal momento che il manifesto che vedete qui sotto è sì confusionario, ma non tanto da strappare il titolo a questo.
Anche Pietro Giuseppe Maisto però non scherza, con tutti quei post-it. Dieci tutti insieme sono decisamente troppi. Finti, poi. Continuo a sostenere che l’oggetto reale ha sempre un impatto maggiore rispetto alle trovate grafiche. Ma tant’è.
Lo slogan “C’è ancora tanto da fare”, ampiamente illustrato dall’abbondanza dei post-it, rimanda dritto all’ultima esperienza amministrativa del candidato. Sotto il suo nome si precisa infatti: “Consigliere regionale uscente”. Che di cose da fare ne ha ancora parecchie: c’è da fare sul territorio, la casa, la sicurezza, la scuola, e chi più ne ha, più ne metta. Un argomento per bigliettino, mi raccomando. I post-it, alla fine, sono talmente tanti da far venire il dubbio se Maisto sia candidato alla consiliatura o alla presidenza. Una cosa è certa: con tutti quei recapiti telefonici (due fissi e un cellulare), quando troverà il tempo per tutto ciò che è rimasto da fare?
Per quanto riguarda i colori, non c’è che dire: è tutto perfettamente abbinato al simbolo: il verde del nome riprende quello del prato; l’arancione della linea in basso si ritrova nel fiore. Peccato per l’abbigliamento, per la camicia, la giacca, la cravatta. Quell’azzurrino sparso fa troppo Piddielle.
Nel bene o nel male, basta che se ne parli: non è così che si dice? E allora parliamone, anche perché di lui mi ero già occupata in questo post. Fausto Orsomarso, candidato per il Pdl, si presenta all’elettorato con una campagna anticonvenzionale costruita tutta intorno al cosentino doc, fiero abitante di una città che non chiama Cosenza ma Cosangeles. Un po’ per sfottò – ché il paragone con Los Angeles mai potrebbe reggere – un po’ per l’orgoglio di essere un cittadino nel senso letterale del termine, uno di quelli che stanno a Cosenza-Cosenza, non in provincia.
È proprio a lui che Orsomarso si rivolge. Del suo manifesto elettorale ho già parlato qui. Lo slogan? È in dialetto di Cosenza città: «Cinni vu bene ara Calabria?». Per il video promozionale, realizzato da Cinghios Group, vale lo stesso. Anche questo è tutto in vernacolo: dall’intro rap al doppiaggio di Braveheart, con un Mel Gibson che per una volta parla cosentino e fa campagna elettorale per Orsomarso e il candidato a presidente Giuseppe Scopelliti.
Ieri sono andata al cinema a vedere Invictus, il nuovo film di Clint Eastwood, con Morgan Freeman. L’intenzione in realtà era quella di vedere Avatar in 3D. Ma sono felice di aver cambiato idea all’ultimo momento. Invictus mi ha lasciata a bocca aperta, e sinceramente non me l’aspettavo. Le pellicole storiche mi piacciono, ma quando c’è lo sport di mezzo cerco di evitarle con una certa cura. Stavolta però, sedotta dal fascino di Nelson Mandela, ho pensato di rischiare due ore di permanenza su una poltroncina del cinema. Sono trascorse in fretta. Non mi è venuta nemmeno voglia di popcorn, cosa che mi succede spesso quando il film non mi occupa abbastanza la mente.
Quanti di voi, disorientati dalla strana divergenza delle informazioni messe in circolo, si sono chiesti l’altro giorno davanti alla tv e ad una cotoletta: «Ma quest’avvocato è stato condannato o assolto?». C’è qualcosa che non torna, infatti. Da una parte c’è la Cassazione che, dopo la condanna a quattro anni e sei mesi dei giudici di Milano, prescrive il reato di corruzione in atti giudiziari per il legale inglese David Mills. Dall’altra c’è il telegiornale di Augusto Minzolini che invece dà Mills come assolto:
Inoltre aveva dozzine di alberghi paragonati ai quali le navi di lusso diventavano catapecchie. Tra questi, il sardanapalesco Astor House dove il pollo veniva cucinato in sedici modi diversi e lo champagne scorreva a fiumi…
Il brano è tratto da Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci. Del resto tutte le parole che appunto in questi giorni e condivido con voi vengono dal romanzo.
Quella di oggi è sardanapalesco. Significa dedito ai piaceri sfrenati e per estensione lussuoso, sfarzoso, sontuoso. Il dizionario Garzanti fa presente che il termine deriva dal nome di Sardanapalo, antico re assiro le cui abitudini erano piuttosto dissolute.
Prediligo gli sfondi chiari: lasciano riposare gli occhi – che giustamente ringraziano – ed hanno il grande pregio di mettere in evidenza soltanto l’essenziale. Per questo apprezzo il manifesto elettorale della candidata alle regionali Rachele Grosso Ciponte che ho adocchiato ieri a Belvedere Marittimo. Purtroppo però questo è il primo dei soli due motivi d’elogio che – ahimé – mi sento d’esprimere. L’altro riguarda l’attenzione per il mondo dei social network. Per il resto, lo trovo confusionario. Troppi elementi tutti insieme. Stonato nei colori e tutt’altro che d’immediata comprensione.
Mi sono laureata con lode in Lettere all'Università della Calabria. Con la mia tesi, in Sociologia delle Comunicazioni di massa, mi sono occupata di manipolazione della notizia, seguendo il mio interesse per il giornalismo.
Interesse che ho cominciato a coltivare nel 2002, quando ho iniziato a collaborare con alcuni quotidiani provinciali e regionali. Dal 2005 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti (elenco pubblicisti).
Oggi mi occupo di informazione, comunicazione aziendale ed ufficio stampa, di copywriting e social media marketing.