Io Berselli lo ricordo così
“Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto viene prodotto in Italia. Non mi piacciono gli indiscutibili. Non mi piace ‘o presepio. Non mi piace Roberto Benigni. Non mi piace Susanna Tamaro. Ad aggravare questa malattia dello spirito, devo dire che mi piace sempre meno anche Nanni Moretti, e all’occorrenza saprei spiegare perché Il Caimano è un film sbagliato. Non mi piace Tornatore, non mi piace Salvatores. Avrei molti dubbi anche su Dario Fo, e per equilibrio bipartisan ammetterò in via preventiva che ero e sono scettico pure su Oriana Fallaci. E su queste idee mi sembra di raccogliere il consenso dei miei maliziosi amici, che fanno ampi cenni di approvazione e confermano che è tutto vero, e si divertono un mondo a sentire le mie cattiverie, e aggiungono le loro con la soddisfazione sfacciata con cui si tirano le briscole alte nell’ultima mano. Poi guardo i giornali, leggo le recensioni, assisto alle comparsate televisive quando viene lanciato un film o un romanzo, e mi dico: c’è qualcosa che non va”.
Questo è l’incipit del libro Venerati maestri di Edmondo Berselli. Copiandolo ho la sensazione di premere sui tasti giusti tanto mi piace, come quando suoni le note di una melodia azzeccata. Il libro è un regalo e se ce l’ho devo solo ringraziare il donatore. Appena letta la notizia della morte di Berselli, mi sono decisa a riaprirlo. Il segno era a pagina 112, ma lo rileggerò da capo, come quando riguardi vecchie foto. Mi divertirò un mondo a sentire le sue cattiverie.


