Invictus
Ieri sono andata al cinema a vedere Invictus, il nuovo film di Clint Eastwood, con Morgan Freeman. L’intenzione in realtà era quella di vedere Avatar in 3D. Ma sono felice di aver cambiato idea all’ultimo momento. Invictus mi ha lasciata a bocca aperta, e sinceramente non me l’aspettavo. Le pellicole storiche mi piacciono, ma quando c’è lo sport di mezzo cerco di evitarle con una certa cura. Stavolta però, sedotta dal fascino di Nelson Mandela, ho pensato di rischiare due ore di permanenza su una poltroncina del cinema. Sono trascorse in fretta. Non mi è venuta nemmeno voglia di popcorn, cosa che mi succede spesso quando il film non mi occupa abbastanza la mente.
Di Clint Eastwood ho visto Gran Torino. Anche quello sembrava non essere esattamente il mio genere di film: è la storia di un ex marine degli Stati Uniti d’America – Walt Kowalsky, interpretato dallo stesso Eastwood – che, grazie alla guerra di Corea, matura un odio piuttosto spiccato per quelli che chiama «musi gialli». Peccato che una famiglia di asiatici abiti proprio a fianco della sua classica villetta americana con veranda, cortile e auto preziosa nel garage. Il film prende il nome proprio dal mitico esemplare di macchina Gran Torino, alla quale Walt è affezionato come ad una figlia e che il piccolo vicino muso giallo Thao – convinto da una banda di farabutti – tenta di rubargli. Da qui comincia la storia di uno scontro tra “razze” che pian piano si fa confronto ed incontro, sino al sacrificio finale.
In Invictus torna il tema del confronto tra gruppi umani, che stavolta sono i bianchi e i neri sudafricani. Ma se in Gran Torino è l’amicizia, la rabbia e la sete di vendetta ad unire, qui è la fede verso la squadra nazionale di rugby. Un Mandela appena eletto tenta di riunire il popolo intorno ad una passione comune, così da lasciarsi alle spalle una volta per tutte gli orrori dell’apartheid. Non c’è più violenza, sangue e vendetta nel Clint Eastwood di Invictus, ma il loro netto superamento. C’è la forza di lottare: quella di un uomo, Nelson Mandela (Morgan Freeman), che ha trascorso trent’anni in una cella minuscola senza per questo odiare e che trova il coraggio di andare avanti nelle parole di una poesia; quella di un capitano di rugby, François Pienaar (Matt Damon), che colleziona sconfitte ma che scopre nell’esperienza di quell’uomo diverso da tutti gli uomini che abbia mai incontrato il coraggio di reagire. E vincere di una vittoria mondiale, che ha il sapore dolce della redenzione di una nazione intera.
Il fulcro del film sta tutto nella poesia che Mandela dona al capitano Pienaar. È del poeta inglese William Ernest Henley e si intitola proprio Invictus. Eccola:
Invictus
OUT of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Traduzione:
Mai sconfitto
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.



March 1st, 2010 at 12:39 pm
commento prova
March 18th, 2010 at 7:13 pm
Se posso dare un consiglio di Clint Eastwood vedi anche Million Dollar Baby. Ho letto che eviti accuratamente le pellicole con lo sport in mezzo, ma, credimi, è un capolavoro emozionale
March 18th, 2010 at 7:19 pm
Grazie, Simona, del consiglio! Credo di aver visto quel film, ma il fatto che non ricordi se l’ho visto oppure no mi suggerisce che non dovevo essere molto attenta :) Lo guarderò senz’altro. Stavolta come si deve :)