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Io ti ricordo così

Tuesday, April 5th, 2011

Ho cinquantacinque anni, una moglie eterna ragazza, un cane femmina dal nome turandottiano di Liù. Nella sua autobiografia, Ralf Dahrendorf confessa che si guarda allo specchio e si vede sempre come un adulto di ventisette anni. Io mi guardo meno che posso, cercando di non smentire la sensazione di essere ancora un ventenne. Sarà per il perdurare psicologico dell’età irresponsabile che queste pagine sono state scritte con un certo gusto, un po’ di divertimento. Avevo cominciato, per la verità, con l’intenzione di andarci pesante. Mi sono accorto però che via via che passa il tempo, nonostante i miei vent’anni virtuali, divento più insofferente verso le opere ma assai più tollerante verso gli autori. La mia fiducia nel genere umano e nell’intelligenza collettiva e individuale del piccolo paese in cui abitiamo mi induce alla speranza che i personaggi verosimili o falsificati di cui ho parlato nelle pagine precedenti non si sentano offesi dal modo in cui li ho trattati. Sarebbe inutile.
Come ho cercato di dire, è soltanto un cabaret.

Edmondo Berselli, Venerati maestri

Io Berselli lo ricordo così

Monday, April 12th, 2010

“Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto viene prodotto in Italia. Non mi piacciono gli indiscutibili. Non mi piace ‘o presepio. Non mi piace Roberto Benigni. Non mi piace Susanna Tamaro. Ad aggravare questa malattia dello spirito, devo dire che mi piace sempre meno anche Nanni Moretti, e all’occorrenza saprei spiegare perché Il Caimano è un film sbagliato. Non mi piace Tornatore, non mi piace Salvatores. Avrei molti dubbi anche su Dario Fo, e per equilibrio bipartisan ammetterò in via preventiva che ero e sono scettico pure su Oriana Fallaci. E su queste idee mi sembra di raccogliere il consenso dei miei maliziosi amici, che fanno ampi cenni di approvazione e confermano che è tutto vero, e si divertono un mondo a sentire le mie cattiverie, e aggiungono le loro con la soddisfazione sfacciata con cui si tirano le briscole alte nell’ultima mano. Poi guardo i giornali, leggo le recensioni, assisto alle comparsate televisive quando viene lanciato un film o un romanzo, e mi dico: c’è qualcosa che non va”.

Questo è l’incipit del libro Venerati maestri di Edmondo Berselli. Copiandolo ho la sensazione di premere sui tasti giusti tanto mi piace, come quando suoni le note di una melodia azzeccata. Il libro è un regalo e se ce l’ho devo solo ringraziare il donatore. Appena letta la notizia della morte di Berselli, mi sono decisa a riaprirlo. Il segno era a pagina 112, ma lo rileggerò da capo, come quando riguardi vecchie foto. Mi divertirò un mondo a sentire le sue cattiverie.