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Media nazionali, via col gioco delle sedie. Ma non tutti si divertono.

Thursday, April 2nd, 2009

Le ultime settimane sono state piuttosto movimentate per i media nazionali, o almeno per chi li dirige. Prima la nomina di Paolo Garimberti a presidente della Rai, dopo il gran rifiuto di Ferruccio de Bortoli, il quale ha poi invece detto (per la seconda volta) sì al “Corriere della sera” quando gli ha offerto la direzione al posto di Paolo Mieli che (per la seconda volta) gliel’ha ceduta. Dunque ecco arrivare la nomina di un nuovo direttore per il “Sole 24 ore”, avvenuta ufficialmente il 30 marzo: è Gianni Riotta, già direttore del Tg1. Trascorrono tre giorni e giunge l’investitura del nuovo direttore generale della tv di Stato, nella persona di Mauro Masi.

Mentre i designati decorano le scrivanie con le foto di figli e consorti al mare, prosegue il gioco delle sedie, scatenato dall’abbandono del Tg1 da parte di Riotta. Intanto che la musica va, a girare intorno alla sua poltrona ormai vuota ci sarebbe Maurizio Belpietro, oggi direttore di Panorama, in compagnia di Augusto Minzolini. Passiamo al Tg2, attualmente guidato da Mauro Mazza. Si preparerebbe per lui il posto di comando della rete ammiraglia. Pronto a sostituirlo al Tg2 ci sarebbe Mario Orfeo, direttore del Mattino di Napoli. Infine starebbe gravitando intorno alle poltrone tanto ambite anche Carlo Rossella, già direttore del Tg1 e del Tg5. Antonio di Bella dovrebbe rimanere invece alla guida del Tg3.

Nelle prossime settimane, quando finirà la musica, si saprà chi s’è seduto dove. Nel frattempo, godiamoci i buoni propositi di chi arriva e i saluti affettuosi di chi lascia.

Paolo Garimberti - Fonte: Web

Partiamo da Garimberti. Nella lettera inviata a tutti i dipendenti Rai nel giorno del primo consiglio d’amministrazione da lui presieduto, il primo aprile, l’elenco dei dieci comandamenti dell’informazione. «Insieme agli altri consiglieri dovrò essere il garante della libertà (primo comandamento) e del pluralismo (secondo), della tutela della libertà di espressione (terzo), inclusa la libertà di opinione (quarto comandamento), dell’obiettività (quinto), completezza (sesto), lealtà (settimo) e imparzialità dell’informazione (ottavo comandamento)». Senza dimenticare l’«apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose» (nono comandamento) e il «rispetto della dignità delle persone e soprattutto dei minori» (decimo comandamento). Credo del giornalista Rai, chiamato a recitarlo spesso, «in un impegno comune ad operare esclusivamente per gli interessi dell’azienda. Lo stesso impegno – ha scritto Garimberti ai dipendenti Rai – che tutti voi mettete nel vostro lavoro e che ha permesso di raggiungere grandi risultati, spesso misconosciuti da chi, per malcelati interessi, preferisce dipingere la Rai come un carrozzone».

Paolo Mieli - Fonte: Web

Nello stesso giorno in cui Garimberti tiene il primo consiglio d’amministrazione della tv di Stato, Mieli prende commiato dalla redazione del “Corriere”, diretto per oltre quattro anni. Pare ch’egli abbia difeso la poltrona con le unghie e con i denti, prima che inesorabile arrivasse da parte di Rcs MediaGroup l’indicazione del suo sostituto, Ferruccio de Bortoli. Davanti a metri di tavola imbandita, tra bottiglie di spumante e pizzette, Mieli ha tracciato un bilancio positivo della sua gestione: «Al di là delle vicende che hanno portato alle mie dimissioni – ha detto – credo che il giudizio sia concorde sul fatto che l’impresa è riuscita. Il giornale oggi è un giornale forte, è un giornale che è preparato per reagire bene ai tempi di crisi. La prima metà del tragitto dentro la tempesta di questa crisi è passata e la seconda metà potrà essere guidata con un timone certo. Insomma s’intravede, almeno per quello che riguarda la carta stampata, per quello che riguarda il “Corriere della Sera”, s’intravede il porto, la meta. Le decisioni sono prese, non ci saranno i lutti che tutti in cuor vostro prevedete. State sereni, nel senso che questa è un’azienda solida, è un’azienda certa e tutto ciò che è a conoscenza mia, ma anche del mio successore, porta a considerare che certo la navigazione è complicata, è complicata per tutti gli altri giornali così come per il nostro, ma noi non viviamo in un momento di particolare criticità. Insomma aspettatevi tempi più sereni di quanto i privati conversari ci mostrano.

Insomma: ieri mattina in via Solferino s’è potuto di diritto brindare a cuor leggero, perché tutto va molto, molto bene. «I nostri lettori sono caldi, sono affezionati al nostro prodotto», ha detto Mieli. Nel suo discorso, egli ha fatto solo un paio di accenni al cambio di direzione, descrivendolo come «armonioso, affettuoso, già privatamente avvenuto». Tuttavia il direttore uscente ha anche parlato di un «modo traumatico» con cui la redazione ha vissuto la vicenda, «non per colpa nostra», ha detto Mieli ai colleghi redattori. Il passaggio del testimone, viene da pensare, non è stato forse così armonioso. Ma il “Corriere” ci ha abituati a vedere Paolo Mieli e Ferruccio de Bortoli avvicendarsi ai vertici. Finora però il senso di marcia ha conosciuto una sola direzione per due direttori. A spese del primo, a favore del secondo.

“Corriere”, si ripete la staffetta Mieli-De Bortoli

Monday, March 30th, 2009

Quello di Ferruccio de Bortoli alla guida del “Corriere della sera” non è un debutto, ma un ritorno. Il direttore uscente del “Sole 24 Ore” ha infatti già occupato la poltrona più importante di via Solferino per sei anni, dal 1997 al 2003. Anche allora de Bortoli andò a sostituire Paolo Mieli, proprio come avviene in quest’occasione. L’addio (che quest’oggi si ridimensiona in un arrivederci) di de Bortoli al “Corriere” risale al 2003, quando dovette cedere il posto a Stefano Folli. Ufficialmente per motivi personali, ufficiosamente (neppure troppo) per le pressioni subite da parte del governo.

Ferruccio de Bortoli - Fonte: Web

Tutto ha inizio il 9 febbraio 2003. Ferruccio de Bortoli firma un editoriale titolato «Le ragioni per dire no» con cui critica la guerra preventiva, perché «rischia di trasformarsi in una guerra continua». «È la guerra continua che lasceremo ai nostri figli in un Occidente più diviso e, dunque, più vulnerabile?», domanda. Non solo: de Bortoli critica anche la politica del governo in materia di giustizia e pone l’accento sul conflitto d’interessi del premier.

«Noi del Corriere abbiamo sempre detto e scritto cosa pensiamo della politica del governo. Abbiamo scritto pagine di attualità politica relative ai progetti di politica economica e abbiamo detto ad alta voce cosa pensiamo del conflitto di interessi del presidente del Consiglio, ma le pressioni si sono fatte indubbiamente sentire. L’impressione è che si voglia avere un’informazione vassalla», scrive de Bortoli il 22 febbraio 2003. In maggio, tre mesi più tardi, il direttore rassegna le dimissioni. Causa pressioni politiche? Niente affatto per il presidente di Rcs MediaGroup, Cesare Romiti, il quale dichiara: «Che gli editoriali non siano piaciuti è vero, che questi abbiano provocato la richiesta di de Bortoli di lasciare la direzione non è vero. Della richiesta di lasciare il giornale ne abbiamo parlato ieri in Consiglio. Abbiamo cercato di convincerlo. Lui ha detto no».

Ma scrive Antonio Padellaro sull’ “Unità”: «Adesso diranno che Ferruccio de Bortoli non è stato dimesso, bensì che si è dimesso da solo dalla direzione del “Corriere della sera”, guidato per oltre sei anni con equilibrio, competenza, onestà professionale», e aggiunge: «De Bortoli non è stato cacciato, perché non c’era bisogno di farlo. Hanno aspettato che si esaurissero le sue riserve fisiche e nervose. Hanno fatto in modo da rendergli la vita impossibile. E poi lo hanno molto gentilmente accompagnato alla porta».

Trascorrono cinque anni. Nel frattempo, nel 2005, de Bortoli diviene il numero uno di un’altra testata, il “Sole 24 ore”, e qui decide di rimanere quando, ai primi di questo mese, viene indicato quale possibile presidente della Rai. De Bortoli rifiuta: «Ringrazio Dario Franceschini e Gianni Letta per l’offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del Paese. Un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il giornalista».

Peccato, perché la sua figura quale presidente Rai aveva ottenuto il placet dell’intero mondo politico. Anche di Berlusconi («Per de Bortoli avevamo dato il nostro benestare, invece lui ci ha ripensato») e dello stesso Romiti che, come cinque anni prima dinanzi alla dipartita di de Bortoli dal Corriere, mostra dispiacere e rassegnazione: «È una notizia che, in un certo senso, mi dispiace. Ma dobbiamo accettare le motivazioni che lui dà. Ho una grande stima di de Bortoli». Al suo posto, verrà nominato Paolo Garimberti.

Chissà se già allora si prospettava per de Bortoli la possibilità di sostituire Mieli al “Corriere”. Fatto sta che le voci su un cambio del direttore in via Solferino si rincorrevano già da un po’ di tempo, senza tuttavia che il presidente Berlusconi fosse al corrente di una simile possibilità. «Non mi risulta ci sia un cambio di direzione al “Corriere della sera”», ha detto Berlusconi solo sei giorni or sono scendendo dal treno Frecciarossa sulla nuova linea Milano-Roma. «Tutte le volte che si cambia il direttore del “Corriere della Sera” – ha detto il premier ai giornalisti – si entra in un fatto traumatico ed è sempre colpa del premier, come già accadde alcuni anni fa con Mieli».

Mieli, appunto. Perché è stato di nuovo sostituito, peraltro con la stessa persona? Il comunicato diffuso da Rcs MediaGroup lo cita solamente per esprimere «vivo apprezzamento per l’attività svolta in contesti spesso delicati e complessi e per la disponibilità a continuare, nelle forme che saranno concordate, a collaborare con il Gruppo, che ha verso il dottor Mieli profondi motivi di gratitudine». Resta ora da capire se Mieli ha scelto le dimissioni o qualcuno l’ha fatto per lui.

Rassicurazioni arrivano intanto dal presidente della società, Piergaetano Marchetti: «È una designazione di forte indipendenza», ha detto ai rappresentanti del Comitato di redazione del “Corriere”, ribadendo l’autorevolezza e l’indipendenza del giornale.