Posts Tagged ‘internet’

Internet saprebbe cosa farne

Sunday, February 6th, 2011

Sono sicura che anche voi, come me, guardate stupiti lo spot di Eni da quando protagoniste ne sono due mani magiche che disegnano forme sulla sabbia. E’ un gesto semplice – un po’ la trasposizione sulla materia delle ombre cinesi – ma che riesce ad incantarmi sempre, ogni volta che parte la pubblicità.

A chi appartengano le due mani credo sia ormai noto a tutti per quanto se ne parla soprattutto in Rete: si tratta dell’israeliana Ilana Yahav. La sua scheda su enizyme.com – il sito che raccoglie i profili dei giovani artisti che hanno prestato la propria opera per Eni – traccia il suo percorso professionale. C’è un passaggio preciso della sua carriera ad essere interessante:

Successivamente, si appassiona alla Sand Art perché la materia con la quale crea, la riporta in contatto con la natura e la sabbia, attraverso le sue mani prende vita e delinea scenari e mondi immaginari. Da quando il suo primo filmato su internet ha ricevuto un riscontro eccezionale, ha deciso di fare di questa arte la sua occupazione principale e per questo attualmente viaggia continuamente per le sue performances.

E’ grazie ad un filmato su Internet quindi che oggi anche noi conosciamo Ilana Yahav, anche soltanto come quella che fa i disegni con le mani in televisione. Senza il video probabilmente non ne avremmo saputo mai nulla, tantomeno possiamo considerare possibile che avremmo visto i programmi con le marionette per la tv israeliana che l’artista ha realizzato prima di postare il filmato in Rete. Senza Internet, con ogni probabilità, il suo talento ci sarebbe rimasto ignoto.

Un video, una foto, il manoscritto di un libro o l’espressione di un’arte nuova come la Sandart (l’arte della sabbia) di Ilana Yahav magari ce l’abbiamo anche noi, nascosti da qualche parte. Internet saprebbe cosa farne.

Pulitzer, the winner is Internet (e l’informazione locale)

Tuesday, April 13th, 2010

Noi giornalisti del web – o magari soltanto io – abbiamo spesso una bella gatta da pelare: convincere politici, colleghi, persone comuni che l’informazione online non vale meno di quella cartacea. Insomma che, sito o giornale che sia il contenitore dei nostri articoli, sempre di giornalismo si tratta. In poche parole: giornalisti siamo e giornalisti restiamo indipendentemente dal mezzo che utilizziamo per diffondere l’informazione. Il risultato non cambia.

Succede spesso invece di esser presi sul serio solamente se al proprio nome si associa quello di una testata giornalistica cartacea. Accade ciò essenzialmente per due motivi: il primo è che si suppone che un giornale di carta abbia già una storia alle spalle, dunque sia più riconoscibile, e non abbia bisogno di presentazioni; il secondo motivo è che sopravvive una sorta di diffidenza rispetto a ciò che viene pubblicato su Internet, considerando la Rete una specie di Far West dove tutti (s)parlano e nessuno controlla. Tuttavia il giornalista, se corretto e capace, tale resta anche nell’esercitare il proprio mestiere sul web. È la sua professionalità, insomma, a determinare la qualità del suo lavoro – nel bene e nel male – e non lo strumento attraverso il quale informa.

Detto ciò trovo conforto nella notizia di oggi: per la prima volta una testata online ha vinto un premio Pulitzer della Columbia University per il giornalismo, quello che tutti i giornalisti sognano e pochi possono mettere in bacheca. ProPublica.org, sito di un’associazione giornalistica no-profit, s’è aggiudicato il premio per la categoria Investigative Report grazie ad un’inchiesta di Sheri Fink sui giorni vissuti in un’ospedale di New Orleans, il Memorial Medical Center, dopo l’uragano Katrina. Il grande vincitore è Internet anche nella categoria dell’editorial cartooning, per la quale è stato premiato il sito del San Francisco Chronicle.

Ciliegina sulla torta: il premio Pulitzer per la categoria Breaking News ad un giornale di provincia, il Seattle Times, cosa che mi fa credere sempre più nelle magnifiche sorti e progressive dell’informazione locale. E mi dà un motivo in più – ma anche due – per lavorare al mio SanLucidoCity.com.