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Terremoto in Abruzzo, tragedia annunciata o catastrofe imprevedibile?

Monday, April 6th, 2009

Quella che dovrebbe rappresentare la prova di ciò che aveva affermato ce l’abbiamo sotto gli occhi. Il grande terremoto in Abruzzo c’è stato, seppure con una settimana di ritardo rispetto a quando previsto, ed ora è più facile per tutti credere alle sue parole. Per questo oggi Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso, potrebbe dire di averci avvisati. Egli infatti, domenica 29 marzo, cioè una settimana fa, aveva alzato il telefono e chiamato i vigili urbani di Sulmona per comunicar loro una semplice notizia: sta per arrivare il terremoto, e sarà disastroso. Uomo avvisato. I vigili chiamano il sindaco della città, Fabio Federico, che si trova a Roma per il congresso del Pdl. Federico parla al telefono con Giuliani, che rinnova l’annuncio della catastrofe: da lì a poche ore un terremoto devasterà Sulmona.

In un film americano stile Armageddon, il sindaco avrebbe prontamente allertato rigorosi dirigenti in divisa, uomini svelti dalla risposta pronta, i quali avrebbero messo in moto la macchina della sicurezza immediatamente, senza alcuna esitazione, con in testa idee chiarissime su cosa fare e non fare. Il sindaco Federico invece ci pensa e ci ripensa. «Non sapevo che fare: far scattare il piano d’evacuazione o far finta di niente?». Alla fine sceglie la seconda.

I suoi amministrati, invece, nel dubbio che Giuliani abbia ragione, scendono in strada muniti di materassi e affollano le palestre. Non si può mai sapere. Anche se credere a questo Giuliani che prevede ciò che non si può prevedere sembra una follia. Ma perché correre il rischio? E se fosse vero che a breve la terra tremerà come non mai? Soltanto poco prima, del resto, una scossa di magnitudo 4 aveva colpito la città. La gente, nel dubbio, crede a Giuliani e si diffonde il panico. Talmente tanto che la commissione Grandi Rischi della Protezione Civile, due giorni dopo, martedì 31 marzo, si riunisce d’urgenza non perché un pericolo esista davvero e mettere quindi in guardia la popolazione, ma per dire che esso non è affatto fondato. «Non c’è alcun pericolo in corso», «la situazione è monitorata ora per ora», si affretta a sostenere. «Non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un sisma», precisa. E Bertolaso rincara la dose, chiamando «imbecilli» quelli che «si divertono a diffondere notizie false». Giampaolo Giuliani si prende pure una denuncia per procurato allarme. È martedì e al gran terremoto mancano soltanto cinque giorni, ma intanto lo scisma annunciato non si è verificato, dunque il ricercatore viene sospettato di essere solamente un ciarlatano.

Il primo aprile esce sul “Corriere della sera” la notizia del «disastro» annunciato da Giuliani ma mai avvenuto, tant’è che lo chiamano ormai «il terremoto che non c’è». Qualcuno, commentando la notizia, afferma che i profeti non esistono. Occhio, quindi. «Anche i Giapponesi – dice – hanno provato ad adottare lo studio di Giuliani ma non mi risulta che l’abbiano adottato. Inoltre Giuliani non è uno scienziato (a me quantomeno non risulta ma potrei essere smentito). È un tecnico di laboratorio e non mi risulta essere laureato». Insomma non c’è da credergli.

Intanto però Giuliani, dal suo osservatorio del Gran Sasso, vede avvicinarsi il terremoto. Il gas radon si sprigiona sempre più in grande quantità dalla crosta terrestre, ed è il segno che si sta per verificare un sisma, perché il gas si libera dal sottosuolo quando le faglie si attivano. Sono anni ch’egli sostiene che i due eventi, la fuoriuscita di radon e il verificarsi di un terremoto, sono collegati e che perciò monitorare la prima può permettere di prevedere il secondo. È come una spia che si accende, avvisando che sta per avvenire una tragedia, ma che si decide di ignorare perché non si crede che funzioni davvero. Perché lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere, e certamente non può farlo questo Giuliani. Snobbato dalla Protezione civile, il ricercatore si deve tenere per sé la percezione dell’allarme. Anche quando questa notte il suo sismografo segnala il pericolo.

Terremoto in Abruzzo - Fonte: Web

Ore 3.32: la scala Richter segna 5,8 gradi. Il sisma, con epicentro poco distante da L’Aquila e profondo 8,8 chilometri, è avvertito in tutto il Centro Italia. Nove ore dopo, si contano cinquanta morti, ma il bilancio è destinato ad aumentare. Tantissimi gli sfollati: tra i 45 e i 50mila le persone costrette ad abbandonare la propria casa, crollata o lesionata dal terremoto della notte o dalle scosse che si succedono rapidamente. Per loro vengono allestiti diversi campi a L’Aquila, per circa 7mila posti, ma molti sono sistemati anche negli alberghi rimasti in piedi e negli impianti sportivi. Nel frattempo, in centinaia vagano per le strade in stato di choc. Alcuni di loro hanno perso i propri familiari.

Il caos rende più problematici i soccorsi. Il capo della polizia Antonio Manganelli chiede di «non intasare le strade che saranno sede di carovane di soccorsi». La stessa sede della prefettura, dalla quale sarebbero dovuti partire gli interventi, è completamente distrutta, così come danneggiati sono l’edificio della provincia dell’Aquila e vari uffici della Regione Abruzzo. Crollate case degli studenti nel capoluogo, in via Sant’Andrea e in via XX settembre: dalle macerie un ragazzo viene estratto vivo, ma altre decine sarebbero ancora sepolti là sotto. Colpita la chiesa di Santa Maria del Suffragio in piazza Duomo. Gravissimi i danni in provincia, soprattutto a Paganica, ridotto ad un paese fantasma come riferiscono le cronache, e ad Onna, dove la metà delle case è distrutta, ma anche a Sulmona, a Castel di Sangro e ad Avezzano. A Palena, in provincia di Chieti, un uomo si è buttati per la paura dal terzo piano. Lesioni vengono segnalate anche fuori regione: a Sora, in provincia di Frosinone, e nel territorio di Rieti. Tra l’altro molte zone rimangono isolate per diverso tempo: nelle prime ore di luce vengono ripristinate le linee telefoniche fisse e mobili, elettriche e ferroviarie principali.

In tutto gli edifici colpiti, secondo le prime stime, sarebbero circa 15mila. Lo stesso ospedale, colpito dal sisma, dispone soltanto di una sala operatoria perché le altre sono inagibili. I medici prestano le prime cure all’aperto, mentre i feriti più gravi sono trasferiti in elicottero nei nosocomi di Roma e Rieti.

Il sisma è dunque poi arrivato, devastante e terrificante, e lo stesso Giuliani oggi è uno sfollato, come altre migliaia di persone. «Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato. Poteva essere visto se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato», afferma pieno di amarezza il ricercatore a poche ore dal terremoto. «Se commento adesso c’è il rischio che a me domani mi mettano in galera. Non è vero, è falso che i terremoti non possono essere previsti. Sono quasi dieci anni che noi riusciamo a prevedere eventi in un raggio d’azione di 120-150 chilometri dai nostri rilevatori. Sono tre giorni che vedevamo un forte incremento di radon, e i forti incrementi di radon al di fuori dalla soglia di sicurezza significano forti terremoti. Ma questa notte anche la sala sismica si sarebbe potuta accorgere che ci sarebbe stato un terremoto molto forte, perché il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto, e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato. E si sono resi conti che le scosse crescevano. Anche la tecnologia classica avrebbe potuto prevederla se ci fosse stato qualcuno a lavorare, se qualcuno si fosse preoccupato». Giuliani non smette di ribadire che radon e terremoto formino un binomio esatto. «Questi scienziati canonici, che possono dire che i terremoti non potranno mai essere previsti – dice – loro lo sapevano che i terremoti invece possono essere previsti».

Giuliani, in un’intervista al quotidiano “Capoluogo d’Abruzzo”, aveva sostenuto il 23 marzo che si tratta di utilizzare lo strumento giusto, che in questo caso si chiama «rilevatore gamma». In sostanza, grazie a questo speciale radometro, un misuratore del livello di radon, è possibile prevedere l’arrivo di un terremoto da 6 a 24 ore prima che si verifichi. Aveva spiegato il ricercatore: «Con la tecnologia che utilizza oggi la scienza per vedere i terremoti non è possibile e non sarà mai possibile prevedere un terremoto. La scienza utilizza il sismografo che permette di vedere l’evento dopo che si è verificato, utilizza i classici radometri che permettono di vedere il radon ma non permettono di rilevare il precursore sismico contenuto nel radon. Lo strumento che noi abbiamo fatto (all’inizio non pensavamo di ottenere questi risultati) ci ha permesso di rilevare nel continuo di questo elemento il precursore sismico che si presenta da 6 a 24 ore prima di un terremoto». «Se noi avessimo una rete di questi rilevatori potremmo monitorare interi territori e avere informazioni da 6 a 24 ore prima di un evento sismico. Poter controllare grandi edifici, ponti, viadotti ed avere la possibilità di sapere in anticipo l’evento disastroso che si potrà verificare». Grazie a questi «rilevatori gamma», «posti in diversi punti in Abruzzo, presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso e il Laboratorio di fisica nucleare al Gran Sasso», aveva affermato Giuliani, «abbiamo la possibilità di conoscere l’intensità dell’evento e dove potrà verificarsi. Oggi noi sappiamo che il terremoto lo possiamo prevedere, anche se solo con 24 ore di anticipo».

È questa, dunque, come molte altre così definite, una tragedia annunciata?

Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, allo stato attuale delle conoscenze non è possibile prevedere dove, quando e con che forza si verificherà un terremoto, anche in presenza di sequenze o sciami sismici (come avviene in Abruzzo dal 16 gennaio) che nella maggior parte dei casi non sono portatori di forti eventi sismici. Lo stesso Guido Bertolaso, poche ore dopo il terremoto, ribadisce che una scossa così intensa, tanto da far parlare della «peggiore tragedia dall’inizio di questo millennio», «era impossibile da prevedere», anche se molti «pontefici» ora sosterranno il contrario. «La commissione grandi rischi presieduta da Franco Barberi si è riunita a L’Aquila con tutti i tecnici locali, con il prefetto vicario e l’assessore regionale della Protezione civile. C’erano tutti i più importanti sismologi compreso Enzo Boschi dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Li ho mandati lì – continua il capo della Protezione civile – proprio perché a seguito di queste continue scosse nella zona avevo bisogno di avere elementi. E le conclusioni della commissione nazionale, massimo organo tecnico-scientifico d’Italia, erano che non si poteva assolutamente prevedere che cosa sarebbe accaduto nei giorni successivi. Mi aspetto che di ovviamente questo se ne parlerà a lungo. È ben evidente che non avremmo mai immaginato di dover evacuare una intera regione come l’Abruzzo senza sapere quello che sarebbe accaduto successivamente. Purtroppo, aldilà di tenere tutta la struttura allertata e dopo cinque minuti eravamo già in sala operativa a lavorare, non potevamo fare altro».