Posts Tagged ‘libri’

Saviano su Siani

Thursday, September 15th, 2011

“Giancarlo Siani fu ucciso a ventisei anni, in una serata ancora estiva di settembre, mentre tornava a casa pieno di vita con la sua Méhari da una giornata allegra. La sua giovane biografia, la foto di quel corpo smilzo e occhialuto piegato dai colpi di pistola mostrano quanto fragile fosse quel ragazzo le cui vere parole avevano fatto tremare i capi di potentissime organizzazioni. E’ proprio in nome della infinita forza della denuncia unita a una terribile fragilità della persona che bisognerà rintracciare le coordinate per far rinascere un nuovo giornalismo d’inchiesta diffuso ed efficace al punto da non costringere a un’eroica e solitaria battaglia i pochi e inascoltati inviati di provincia”.

da Roberto Saviano, La bellezza e l’inferno

Segnalibri segnamemoria

Thursday, March 3rd, 2011

La mole piuttosto consistente di un libro come Intervista con il potere (600 pagine nell’edizione che sto leggendo) mi ha convinta a ricorrere ai segnalibri per non perdere passaggi sparsi qua e là che nel momento in cui li ho letti mi sembravano significativi o che per qualche ragione mi hanno colpita e mi piacerebbe un giorno rileggere.

Trovo sia una buona pratica, che consiglio a tutti i divoratori di libri. Questi piccoli rettangoli colorati, che si sporgono quale più quale meno dal bordo del libro, mi permetteranno di ritornare sui miei passi una volta che avrò concluso la lettura e di riassumere nella mente i contenuti che hanno attirato la mia attenzione. Sarà come rinfrescarmi le idee.

Tra qualche tempo magari mi verrà la voglia di tornare a leggere le parole che oggi mi piacciono tanto o che credo meritevoli di essere ricordate. Allora potrò scoprire che in fondo non erano granché o forse le troverò più belle di prima.

Fallaci e Gheddafi

Sunday, February 6th, 2011

“Colonnello, posso farle un’ultima domanda?”
“Sì, ma breve” rispose. “La delegazione iraniana mi aspetta. Devo far liberare quegli ostaggi.”
“Lei crede in Dio?”
“Ovvio che credo in Dio! Perché mi chiede una cosa simile?”
“Perché credevo che Dio fosse lei, colonnello.”
Mi guardò senza capire.

Memorabile finale d’intervista di Oriana Fallaci a Gheddafi in Intervista con il potere.

Con la felicita’ delle meraviglie sincere

Thursday, September 9th, 2010

“…quando assisto, come un miracoloso insaputo, alla nascita sulla carta di frasi che sfuggono alla mia volontà e che si imprimono sul foglio mio malgrado, esse mi fanno conoscere quello che non sapevo né credevo di volere, gioisco di questo parto indolore, di questa evidenza non calcolata, e del fatto che seguo senza fatica né certezza, con la felicità delle meraviglie sincere, una penna che mi guida e che mi porta.”

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio

Questo libro mi ha stregata. Lo sto leggendo con piacere e con stupore.

Io Berselli lo ricordo così

Monday, April 12th, 2010

“Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto viene prodotto in Italia. Non mi piacciono gli indiscutibili. Non mi piace ‘o presepio. Non mi piace Roberto Benigni. Non mi piace Susanna Tamaro. Ad aggravare questa malattia dello spirito, devo dire che mi piace sempre meno anche Nanni Moretti, e all’occorrenza saprei spiegare perché Il Caimano è un film sbagliato. Non mi piace Tornatore, non mi piace Salvatores. Avrei molti dubbi anche su Dario Fo, e per equilibrio bipartisan ammetterò in via preventiva che ero e sono scettico pure su Oriana Fallaci. E su queste idee mi sembra di raccogliere il consenso dei miei maliziosi amici, che fanno ampi cenni di approvazione e confermano che è tutto vero, e si divertono un mondo a sentire le mie cattiverie, e aggiungono le loro con la soddisfazione sfacciata con cui si tirano le briscole alte nell’ultima mano. Poi guardo i giornali, leggo le recensioni, assisto alle comparsate televisive quando viene lanciato un film o un romanzo, e mi dico: c’è qualcosa che non va”.

Questo è l’incipit del libro Venerati maestri di Edmondo Berselli. Copiandolo ho la sensazione di premere sui tasti giusti tanto mi piace, come quando suoni le note di una melodia azzeccata. Il libro è un regalo e se ce l’ho devo solo ringraziare il donatore. Appena letta la notizia della morte di Berselli, mi sono decisa a riaprirlo. Il segno era a pagina 112, ma lo rileggerò da capo, come quando riguardi vecchie foto. Mi divertirò un mondo a sentire le sue cattiverie.

Un cappello pieno di ciliege

Thursday, March 4th, 2010

Stamattina ho finito di leggere Un cappello pieno di ciliege, il romanzo-saga di Oriana Fallaci. L’ultimo, postumo, mai terminato dalla grande scrittrice e giornalista toscana. Avevo promesso che ve ne avrei parlato, ed eccomi qui.

Quello per Un cappello è stato un autentico colpo di fulmine. L’ho incontrato per la prima volta nella libreria di un paese qui vicino (ché nel mio di questi posti straordinari non ce ne sono, ahimé). C’erano due file di volumi sullo scaffale, e Un cappello pieno di ciliege era in seconda. Quasi nascosto. Cercavo un libro da regalare, così ne prendevo uno, lo guardavo, leggevo la terza di copertina, lo giravo, lo rigiravo. Poi facevo la stessa cosa con un altro, fino a quando non ho trovato quello adatto e l’ho comprato. Non prima però d’innamorarmi di lui.

Dicevo che se ne stava lì, nascosto. Non ha una copertina di quelle che si fanno notare, questo libro, di quelle dai colori accesi, dalle immagini forti che richiamano l’attenzione. Al loro posto c’è il nome dell’autrice, stampato in grande, molto più in grande rispetto al titolo, come se l’attrazione in fin dei conti fosse lei: Oriana. È una copertina elegante ma che facilmente passa inosservata se non si cerca con attenzione. Il bello sta tutto dentro le sue 823 pagine.

Dalla libreria a casa mia c’è arrivato per una circostanza fortunata: si dà il caso che il mio ventinovesimo compleanno sia caduto proprio qualche giorno dopo l’incontro fulminante col romanzo. Così mia madre ha pensato bene di farmi una sorpresa e regalarmelo. Nonostante smaniassi dalla voglia di leggerlo, ho rimandato la lettura di qualche mese, presa com’ero da tante, troppe altre cose. Non so esattamente quando ho cominciato, ma non dev’essere stato molto tempo fa, dal momento che ho letteralmente divorato questo romanzo immenso ma così appassionante da rubarmi la voglia di spegnere la luce, nonostante sia tardi e gli occhi si chiudano per la stanchezza.

In genere giudico un libro da quanto mi prende: Un cappello pieno di ciliege mi ha risucchiata. Ma oltre al fascino della narrazione, c’è un altro motivo per cui apprezzo tanto Un cappello. Più volte mi è capitato di pensare che ognuno di noi è il prodotto delle vite dei nostri antenati, che in qualche modo, con le loro esperienze, le loro gioie, le loro ferite, determinano la nostra natura, lasciandoci traccia delle loro vite passate nel dna. Perciò, quando nasciamo, siamo un po’ anche loro. Capire cosa c’è in noi dei nostri antenati è un po’ come vedere le immagini delle cose già viste negli occhi di uno che ha girato il mondo. Non avevo focalizzato bene il concetto finché non ho letto l’incipit del romanzo, che dice:

Nel 1773, quando Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena era granduca di Toscana e sua sorella Maria Antonietta regina di Francia, corsi il rischio più atroce che possa capitare a chi ama la vita e pur di viverla è pronto a subirne tutte le catastrofiche conseguenze: il rischio di non nascere. Naturalmente l’avevo già corso numerose volte, per milioni di anni e ogni volta che un mio arcavolo si sceglieva un’arcavola o viceversa, ma quell’anno fui proprio sul punto di pagare con la mia pelle il principio biologico che dice: «Ciascuno di noi nasce dall’uovo nel quale si sono uniti i cromosomi del padre e della madre, a loro volta nati da uova nelle quali s’erano uniti i cromosomi dei loro genitori. Se cambia il padre o la madre, dunque, cambia l’unione dei cromosomi e l’individuo che avrebbe potuto nascere non nasce più. Al suo posto ne nasce un altro e la progenie che ne deriva è diversa dalla progenie che avrebbe potuto essere.

Una folgorazione. La sistemazione teorica di ciò che avevo pensato, ma confusamente.

Non so esattamente di quante generazioni racconti Oriana Fallaci, nel viaggio attraverso le storie di arcavoli e arcavole, bisnonni e bisnonne, nonne e nonni. Ad un certo punto ho perso il conto e, se non fosse stato per i brevi e opportuni flash sui personaggi e i fatti passati che riepilogano quanto narrato in precedenza, facilmente mi sarei persa. So però che ad alcune figure mi sono affezionata più che ad altre: a Caterina, a Montserrat, ad Anastasìa. Se leggerete il romanzo, scoprirete che ognuna delle loro storie sarebbe potuta essere un romanzo a sé. Invece Oriana Fallaci, incalzata dalla morte, ha dovuto raccontarcele di corsa, una dietro l’altra, come chi – andando via – deve lasciare più informazioni possibile a chi resta.

Finita la lettura, mi viene voglia di rileggere le prime pagine e tornare al momento in cui la saga dei Fallaci e delle famiglie che si sono intrecciate con essi – i Ferrier, i Launaro, i Cantini – ha avuto inizio. E probabilmente lo farò.

Scrivi, leggi, naviga

Saturday, November 14th, 2009

Scrivi, leggi, naviga

Donne, capitolo primo

Thursday, September 10th, 2009

Donne, capitolo primo