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In Giappone il terremoto non fa paura. Neppure da morti.

Wednesday, April 8th, 2009

Secondo un’antica leggenda giapponese, il terremoto in quelle zone è dovuto all’agitarsi di un pesce gatto gigantesco che se ne sta rintanato sotto l’arcipelago nipponico: coi suoi movimenti, il pesce scuote il Paese, causando il sisma. Dovendoci avere a che fare, il Giappone si è impegnato a trovare un modo per incassare i suoi colpi di coda facendosi meno male possibile, ed oggi è all’avanguardia nelle tecniche antisismiche. Nella costruzione degli edifici, per esempio, ricorre a cuscinetti, sistemati alle fondamenta e tra un piano e l’altro in modo da attutire i colpi, e all’acciaio elastico e alla fibra di carbonio per i pilastri delle strutture. In tal modo, il rischio di crollo risulta estremamente ridotto. Al punto che, se in Calabria un terremoto d’intensità 7,5 della scala Richter causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, a Tokyo i morti sarebbero molti di meno.

Il pesce gatto che secondo la leggenda causa il terremoto in Giappone - Fonte: Web

I nipponici hanno pensato persino ai cimiteri, perché i defunti possano davvero riposare in pace per l’eternità. Nel 2007, alcuni ricercatori dell’Università di Kanazawa hanno ideato il modo di costruire tombe e lapidi capaci di sopportare scosse fino all’ottavo grado della scala Richter. Le parole d’ordine, per i vivi e per i morti, sono sempre le stesse: resistenza e flessibilità. I giapponesi di oggi le hanno imparate osservando le antiche pagode buddhiste, costruite secondo criteri antisismici incredibilmente moderni: i piani oscillano controbilanciandosi intorno ad un’asse centrale che viene chiamata shinbashira.

Visti i traguardi raggiunti dal paese del Sol levante in materia di norme antisismiche, a ragione oggi Alessandro Martelli dell’Università di Ferrara, docente di Costruzioni in zona sismica, presidente dell’Associazione nazionale d’ingegneria sismica e dirigente della sezione Prevenzioni rischi naturali dell’Enea, afferma che «in Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale». Nel giugno dello scorso anno, quando un sisma d’intensità pari a 7,2 gradi della scala Richter colpì il nord est del Giappone, 29mila abitazioni collocate nella zona colpita rimasero senza elettricità, ma le vittime furono poche decine. I feriti duecento.

Rui Pinho è un collega di Martelli. Insegna Meccanica strutturale all’Università di Pavia e presso l’European Centre for training and research in earthquake engineering è responsabile del settore rischio sismico. «Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica. Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati», sostiene. E per danni limitati s’intende che di persone ne muoiono molte di meno rispetto all’Italia.

L’Italia? Che succede in Italia? In Italia molti danni, molti morti. In Italia un terremoto d’intensità di due gradi inferiore miete un numero incredibilmente più alto di vittime. Perché? Le Nazioni Unite, domandandosi come possa succedere che un sisma di forza moderata come viene considerato quello che ha colpito l’Abruzzo possa causare danni enormi, ha individuato il problema nel fattore portafogli: «Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale». Sono le parole di Pascal Pedruzzi, consigliere scientifico dell’Agenzia Onu Isdr, International Strategy for Disaster Reduction.

Ma la prevenzione di un disastro simile può davvero essere affidata alla disponibilità a mettere mano al portafogli? O piuttosto è il sistema delle leggi a dover garantire che gli edifici vengano costruiti secondo le norme antisismiche? «Da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione», afferma Martelli. Il collega Pinho è d’accordo: «L’Italia ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi».

E le leggi il modo per convivere col pesce gatto responsabile dei terremoti ce lo suggeriscono pure. A differenza dei giapponesi, però, finché possiamo ci infischiamo del pesce gatto, delle sue inquietudini e delle leggi. Finché le leggi, adeguatamente applicate, non ci obbligheranno a fare il contrario.