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Cara tv, dimmi la verita’

Sunday, February 28th, 2010

Quanti di voi, disorientati dalla strana divergenza delle informazioni messe in circolo, si sono chiesti l’altro giorno davanti alla tv e ad una cotoletta: «Ma quest’avvocato è stato condannato o assolto?». C’è qualcosa che non torna, infatti. Da una parte c’è la Cassazione che, dopo la condanna a quattro anni e sei mesi dei giudici di Milano, prescrive il reato di corruzione in atti giudiziari per il legale inglese David Mills. Dall’altra c’è il telegiornale di Augusto Minzolini che invece dà Mills come assolto:

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Media nazionali, via col gioco delle sedie. Ma non tutti si divertono.

Thursday, April 2nd, 2009

Le ultime settimane sono state piuttosto movimentate per i media nazionali, o almeno per chi li dirige. Prima la nomina di Paolo Garimberti a presidente della Rai, dopo il gran rifiuto di Ferruccio de Bortoli, il quale ha poi invece detto (per la seconda volta) sì al “Corriere della sera” quando gli ha offerto la direzione al posto di Paolo Mieli che (per la seconda volta) gliel’ha ceduta. Dunque ecco arrivare la nomina di un nuovo direttore per il “Sole 24 ore”, avvenuta ufficialmente il 30 marzo: è Gianni Riotta, già direttore del Tg1. Trascorrono tre giorni e giunge l’investitura del nuovo direttore generale della tv di Stato, nella persona di Mauro Masi.

Mentre i designati decorano le scrivanie con le foto di figli e consorti al mare, prosegue il gioco delle sedie, scatenato dall’abbandono del Tg1 da parte di Riotta. Intanto che la musica va, a girare intorno alla sua poltrona ormai vuota ci sarebbe Maurizio Belpietro, oggi direttore di Panorama, in compagnia di Augusto Minzolini. Passiamo al Tg2, attualmente guidato da Mauro Mazza. Si preparerebbe per lui il posto di comando della rete ammiraglia. Pronto a sostituirlo al Tg2 ci sarebbe Mario Orfeo, direttore del Mattino di Napoli. Infine starebbe gravitando intorno alle poltrone tanto ambite anche Carlo Rossella, già direttore del Tg1 e del Tg5. Antonio di Bella dovrebbe rimanere invece alla guida del Tg3.

Nelle prossime settimane, quando finirà la musica, si saprà chi s’è seduto dove. Nel frattempo, godiamoci i buoni propositi di chi arriva e i saluti affettuosi di chi lascia.

Paolo Garimberti - Fonte: Web

Partiamo da Garimberti. Nella lettera inviata a tutti i dipendenti Rai nel giorno del primo consiglio d’amministrazione da lui presieduto, il primo aprile, l’elenco dei dieci comandamenti dell’informazione. «Insieme agli altri consiglieri dovrò essere il garante della libertà (primo comandamento) e del pluralismo (secondo), della tutela della libertà di espressione (terzo), inclusa la libertà di opinione (quarto comandamento), dell’obiettività (quinto), completezza (sesto), lealtà (settimo) e imparzialità dell’informazione (ottavo comandamento)». Senza dimenticare l’«apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose» (nono comandamento) e il «rispetto della dignità delle persone e soprattutto dei minori» (decimo comandamento). Credo del giornalista Rai, chiamato a recitarlo spesso, «in un impegno comune ad operare esclusivamente per gli interessi dell’azienda. Lo stesso impegno – ha scritto Garimberti ai dipendenti Rai – che tutti voi mettete nel vostro lavoro e che ha permesso di raggiungere grandi risultati, spesso misconosciuti da chi, per malcelati interessi, preferisce dipingere la Rai come un carrozzone».

Paolo Mieli - Fonte: Web

Nello stesso giorno in cui Garimberti tiene il primo consiglio d’amministrazione della tv di Stato, Mieli prende commiato dalla redazione del “Corriere”, diretto per oltre quattro anni. Pare ch’egli abbia difeso la poltrona con le unghie e con i denti, prima che inesorabile arrivasse da parte di Rcs MediaGroup l’indicazione del suo sostituto, Ferruccio de Bortoli. Davanti a metri di tavola imbandita, tra bottiglie di spumante e pizzette, Mieli ha tracciato un bilancio positivo della sua gestione: «Al di là delle vicende che hanno portato alle mie dimissioni – ha detto – credo che il giudizio sia concorde sul fatto che l’impresa è riuscita. Il giornale oggi è un giornale forte, è un giornale che è preparato per reagire bene ai tempi di crisi. La prima metà del tragitto dentro la tempesta di questa crisi è passata e la seconda metà potrà essere guidata con un timone certo. Insomma s’intravede, almeno per quello che riguarda la carta stampata, per quello che riguarda il “Corriere della Sera”, s’intravede il porto, la meta. Le decisioni sono prese, non ci saranno i lutti che tutti in cuor vostro prevedete. State sereni, nel senso che questa è un’azienda solida, è un’azienda certa e tutto ciò che è a conoscenza mia, ma anche del mio successore, porta a considerare che certo la navigazione è complicata, è complicata per tutti gli altri giornali così come per il nostro, ma noi non viviamo in un momento di particolare criticità. Insomma aspettatevi tempi più sereni di quanto i privati conversari ci mostrano.

Insomma: ieri mattina in via Solferino s’è potuto di diritto brindare a cuor leggero, perché tutto va molto, molto bene. «I nostri lettori sono caldi, sono affezionati al nostro prodotto», ha detto Mieli. Nel suo discorso, egli ha fatto solo un paio di accenni al cambio di direzione, descrivendolo come «armonioso, affettuoso, già privatamente avvenuto». Tuttavia il direttore uscente ha anche parlato di un «modo traumatico» con cui la redazione ha vissuto la vicenda, «non per colpa nostra», ha detto Mieli ai colleghi redattori. Il passaggio del testimone, viene da pensare, non è stato forse così armonioso. Ma il “Corriere” ci ha abituati a vedere Paolo Mieli e Ferruccio de Bortoli avvicendarsi ai vertici. Finora però il senso di marcia ha conosciuto una sola direzione per due direttori. A spese del primo, a favore del secondo.