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Ddl sul biotestamento, il no di Beppino Englaro. Lo modificheranno gli emendamenti?

Tuesday, April 14th, 2009

Prima che il dramma del terremoto coinvolgesse anche me e la tastiera del mio computer (sulla quale ho digitato più parole di quante poi ne abbia qui pubblicate, ché in questi casi nessuna pare adeguata), avevo scritto sul disegno di legge che riguarda il testamento biologico. Il post s’intitolava “Caro dottore, sia fatta la tua volontà” perché con quel ddl, se approvato dalla Camera nella forma con cui è passato al Senato, sarà affidato proprio al medico il compito di decidere se applicare o meno la volontà individuale espressa tramite la Dat (dichiarazione anticipata di trattamento), con cui ognuno può disporre sulle cure e terapie alle quali essere sottoposto. Secondo il ddl, il medico può disattendere tali indicazioni, che comunque non possono riguardare l’alimentazione e l’idratazione forzate: esse vengono considerate, infatti, non terapie straordinarie ma prassi ordinarie, non cure che il paziente è libero di rifiutare ma «forme di sostegno vitale», e come tali obbligatorie.

Il disegno di legge è passato in Senato a fine marzo, con pochi voti di scarto tra quelli favorevoli della maggioranza (150) e quelli contrari dell’opposizione (123). Tre gli astenuti. Al voto sono seguite un mucchio di polemiche tra gli schieramenti. Se da una parte il governo difende la possibilità, da parte del medico, di «intervenire a fronte di nuove evidenze scientifiche», dall’altra l’opposizione condanna il ddl, considerandolo «una presa in giro per i cittadini» perché «le loro dichiarazioni anticipate diventano carta straccia».

Nello stesso post, avevo ipotizzato cosa sarebbe successo se quanto stabilito dal ddl fosse divenuto legge prima che Eluana Englaro spirasse. La sua volontà, in questo caso, non sarebbe stata affatto sovrana, venendo di fatto annullata dalle decisioni dello Stato. Suo padre Beppino, letto il ddl, aveva commentato un mese prima dell’approvazione in Senato: «Ci stiamo incanalando in uno Stato etico, non in uno Stato di diritto», e ancora: «Cancellare l’idea costituzionale del diritto inviolabile della libertà della persona è inaccettabile», e ancora: «Sono convinto che gli italiani non si lanceranno imporre una legge del genere». Una legge da lui definita «una barbarie», «assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce». Poi, l’approvazione.

Beppino Englaro - Fonte: Web

Nel frattempo Beppino Englaro non ha cambiato idea e oggi, in un’intervista con “Repubblica”, ribadisce che il disegno di legge sul testamento biologico «va nella direzione opposta a quella giusta. È anticostituzionale. Antiscientifico. Intollerabile. Non degno di un paese civile». «Io dico no all’imposizione di cure e terapie. E dico no all’abbandono terapeutico», aggiunge.

Dopotutto Gianfranco Fini, durante il congresso fondativo del Popolo della libertà, gli ha dato sostanzialmente ragione affermando che il ddl è più da «Stato etico» che da Stato di diritto. «Che questo lo sottolinei Fini e che i senatori e i politici non se ne rendano conto è per me inconcepibile», commenta Englaro. Che adesso, se il ddl dovesse divenire legge, spera nel disappunto della Corte costituzionale.

Tuttavia sono molti gli emendamenti alla proposta di legge presentati alla Camera. Uno di essi, bipartisan, resuscita il carattere vincolante della Dat (quando c’è) e conferisce importanza al documento anche se scaduto (la Dat vale infatti cinque anni). Inoltre considera la possibilità di disattendere la rinuncia all’alimentazione e all’idratazione forzate da parte del paziente solo nel caso esistano prospettive di beneficio comprovate per la sua salute. In caso di assenza della dichiarazione, rimane nelle mani del medico la decisione finale sulla «modulazione e la via di somministrazione» di alimentazione ed idratazione, pur prevedendo che esse vengano concordate con l’eventuale fiduciario e i familiari.

Altri emendamenti, presentati dal Partito democratico, come quello di Angela Finocchiaro, modificano la proposta di legge, considerando idratazione e alimentazione oggetto della dichiarazione anticipata solo in casi particolari; altri, invece, come Umberto Veronesi, ritengono che idratazione e nutrizione debbano considerarsi terapie a tutti gli effetti e sostengono quindi il diritto del paziente a disporre in merito. Infine, 2.572 emendamenti tra «soppressivi, migliorativi e aggiuntivi» sono stati presentati dai Radicali e 8 dall’Udc.

Ma Beppino Englaro ha già ribattuto ai tentativi di trovare un compromesso: «Le società scientifiche si sono espresse: alimentazione e idratazione sono terapie. Rimane il concetto che si possa dire sì o no ad esse. Il resto sono cavilli».

Berlusconi, Di Pietro e la loggia P2

Sunday, March 29th, 2009

Il cancan delle dichiarazioni, tra repliche e controrepliche e repliche alle controrepliche, come al solito non s’è fatto attendere. Il vulnus scatenante è costituito stavolta dalle parole di Antonio di Pietro, il quale, dopo aver ascoltato la trionfale chiusura del primo congresso del Popolo della libertà da parte del premier Silvio Berlusconi, ha dichiarato d’aver intravisto nel suo stile modi da «ducetto» ed ha aggiunto che il presidente del Consiglio «vuole azzerare la Costituzione e diventare il padre padrone della sua nuova azienda “Italia”», che «propone la riforma dei regolamenti parlamentari al solo fine di eliminare definitivamente quel che lui considera un inutile ingombro, ossia l’opposizione» e infine che «pretende che vengano dati maggiori poteri al premier, cioè a lui, così avrà mano libera su quello che lui percepisce come una zavorra: la democrazia».

Dopo Di Pietro, ecco il leader dell’Unione di centro, Pierferdinando Casini, che, ospite della trasmissione “In 1/2 ora” su RaiTre, afferma: «Splendido dal punto di vista scenico, ha ricalcato anche nel discorso quello di 15 anni fa». «Nel frattempo Berlusconi è stato 7 anni, la meta’ del tempo, a Palazzo Chigi, e oggi ripropone le stesse cose come se fosse Alice nel paese delle meraviglie». Quindi Anna Fiocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico: «Un refrain che e’ sempre lo stesso. Un Paese nelle mani di un uomo solo, un’idea di partito quasi confessionale, la sottovalutazione dei reali problemi del Paese».

silvio berlusconi primo congresso popolo della libertà marzo 2009

Berlusconi ha sostenuto questa mattina sul palco del congresso: «La Costituzione assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti. In altri Paesi, invece, il premier ha poteri veri: in Italia ahimé ha solo poteri finti e così il governo non può intervenire con prontezza e lo Stato non può funzionare. Il Paese ha bisogno di governabilità». In particolare, Berlusconi ha in mente di modificare, «senza stravolgerla», la seconda parte della Carta costituzionale che, afferma, «va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza – ha detto il presidente del Consiglio – è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato».

Ma torniamo a Di Pietro. Più che un progetto d’ammodernamento, egli scorge all’orizzonte italiano una fase d’arretramento, che porterà il Paese ad essere tale e quale a come fu pensato trent’anni fa da Licio Gelli, Gran Maestro Venerabile della loggia Propaganda Due. «Dopo il controllo dell’informazione, l’attacco all’indipendenza della magistratura, l’indebolimento del sindacato, ecco il potere assoluto – sostiene Di Pietro – ultimo tassello per il compimento del Piano di rinascita democratica della P2, di cui Berlusconi è un noto affiliato».

Il Piano di rinascita democratica è il documento d’intenti della loggia massonica Propaganda Due, definita brevemente P2. Viene sequestrato nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino sul fondo di una valigia della figlia di Licio Gelli, Maria Grazia, che sta rientrando in Italia da Nizza. Si legge in premessa al documento: «Il piano tende a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori». E poi: «I programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali». Insomma: il piano si propone di “restaurare” le istituzioni fondamentali, di sollecitazione in sollecitazione, per poi ritoccare la Costituzione. Tali interventi interessano i partiti politici, la stampa, i sindacati, il Governo, la magistratura, il Parlamento e non sono finalizzati, precisa il piano, al rovesciamento del sistema. Soltanto alla sua modifica, tramite quella degli organismi principali e dunque della Costituzione.

Un anno prima del ritrovamento del Piano di rinascita democratica, nel corso d’indagini dalle finalità diverse, vengono rinvenute le liste dei 962 affiliati (o presunti tali) alla loggia P2, nella cassaforte della fabbrica d’abbigliamento Gio.Le di Castiglione Fibocchi. Nell’elenco compaiono i nomi di tre ministri e quarantaquattro parlamentari in carica, insieme con quelli di sessanta politici, cinquantadue dirigenti ministeriali, ma anche numerosi militari, banchieri, industriali, medici, docenti universitari, commercialisti, avvocati, magistrati, imprenditori. In particolare la tessera numero 625 corrisponde ad un certo Silvio Berlusconi. Il quale una decina d’anni più tardi entrerà in politica. Ma questa è un’altra storia?